L'ex attaccante: "De Biasi fu bravissimo a compattare il gruppo. Il segreto? Unione tra società, squadra e tifosi"

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Abate e quel piccolo dettaglio nel contratto legato all'Europa... (VIDEO)

Vent’anni sono passati?”, chiede incredulo Roberto Stellone quando gli si ricorda che sono trascorsi vent’anni da una serata che ancora oggi fa venire i brividi. Anche se, quella sera, l’attaccante romano osservò Torino-Mantova dalla panchina, momenti così non si dimenticano.

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Roberto, che emozione ti suscita ripensare a Torino-Mantova? Un’emozione grande. Una partita fantastica. Siamo stati bravi a ribaltare il risultato. Era il primo anno dell’era Cairo. Avevano costruito una squadra in pochissimo tempo e siamo stati costanti per tutto l’anno”.

Ti ricordi i primi giorni a Torino Mancavano i palloni, gli indumenti. Lì fu molto bravo l’allenatore De Biasi a compattare il gruppo, poi ci fu la spinta dei nostri tifosi, soprattutto nell’ultima partita. Io quella partita non la giocai: fu un anno un po’ tribolato per me, perché avevo sempre problemi di pubalgia. Però ne conservo un ricordo incredibile”.

Quale fu il segreto di quella cavalcata?Avevamo una buona squadra e un bravo allenatore. Il presidente era alle prime armi e anche lui era pieno di entusiasmo. Piano piano, strada facendo, siamo sempre rimasti nelle zone alte della classifica, ma nelle ultime partite riuscimmo a ottenere molte vittorie che ci permisero di avere un vantaggio in ottica playoff. Ripeto, tanta emozione. Io rifiutai tante squadre di Serie A per venire a Torino, perché mi entusiasmava l’idea di lottare per vincere il campionato, e feci la scelta giusta”.

Che stagione è stata per il Torino Quest’anno, con l’arrivo di D’Aversa, è stato fatto un ottimo lavoro. Non so il motivo per il quale non sia stato riconfermato. Purtroppo non è semplice competere con squadre che hanno un livello di budget e ambizioni più elevati”.

Qual è l’insegnamento che può trarre il Torino di oggi da quella cavalcata? “Io penso che, per ottenere dei risultati, al di là della categoria, ci vogliano sempre lo spirito giusto e un’unione di intenti tra società, giocatori e tifoseria. Quello sicuramente ti dà qualche punto in più”.

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