Con Mandragora indisponibile, Abate trova una nuova soluzione in regia. Il turco può dare nuove geometrie al centrocampo
Caro Abate, questa volta il tuo Toro ha perso, ma... (VIDEO)
L’asimmetria come risorsa, il sacrificio come principio: il Torino di Ignazio Abate sta costruendo la propria identità anche attraverso la capacità di adattarsi alle necessità della partita.
In mezzo al campo non esiste una gerarchia rigida, né un titolare intoccabile per ogni ruolo. L'obiettivo è costruire un gruppo in cui caratteristiche differenti possano diventare complementari, con giocatori chiamati a interpretare compiti diversi senza perdere di vista l’equilibrio collettivo. Daniel Bragança ne è un esempio: ha mostrato disponibilità ad arretrare il proprio raggio d’azione e a mettersi al servizio della squadra, anche quando le esigenze lo hanno portato a occuparsi della regia, come ad esempio nell'ultima uscita con il Como di Fabregas. Gvidas Gineitis offre invece fisicità e copertura, mentre Emirhan Ilkhan ha qualità più spiccate nella gestione del pallone e nella costruzione. Non si tratta di stabilire chi venga prima, ma di capire come combinare le risorse a disposizione, valorizzandone i pregi e compensandone i limiti. Il lavoro di Abate passa anche da qui: trovare incastri, alternare interpreti e chiedere a ciascuno un sacrificio utile al collettivo. La duttilità può allargare le possibilità del Torino, a patto che le diverse caratteristiche imparino a dialogare. Le assenze complicano i piani, ma allo stesso tempo costringono a cercare soluzioni e a dare spazio a chi può offrire un contributo diverso.
Mandragora ai box, il Torino recupera Ilkhan
L’assenza di Mandragora toglie ad Abate una soluzione già inserita nei meccanismi del centrocampo e un riferimento per mantenere equilibrio tra le due fasi. Ilkhan può sostituirlo con caratteristiche diverse, puntando soprattutto sulla qualità in impostazione e sulla capacità di dare ritmo al palleggio.Il turco si propone per ricevere, cerca i compagni e prova a prendere in mano la regia, favorendo una costruzione più fluida. Le ultime apparizioni raccontano un minutaggio ridotto, ma indicazioni incoraggianti: 23 minuti con l’Udinese, 22 con il Bologna e 31 con la Roma. Cinque presenze finora, per una media di circa venti minuti a partita. Contro il Como è rientrato dopo lo stop all’adduttore, giocando appena un minuto. Il segnale resta positivo, sappiamo che è tornato a disposizione. Adesso dovrà ritrovare continuità, mentre Abate dovrà affiancargli interpreti capaci di garantirgli copertura e fisicità. Ilkhan non è una copia di Mandragora, ma un’alternativa che può cambiare il modo in cui il Torino gestisce il pallone.
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