Tante energie spese e un Toro che deve ancora imparare a gestirle: Abate è al lavoro per compiere questo step

Novanta secondi

90 secondi: "Entusiasmo? Garantisce Abate. E con Ferrini... zero ipocrisia!"

Sette gol subiti nell’ultimo quarto d’ora. Il dato è stato sottoposto ad Abate in conferenza stampa alla vigilia dell'incontro con il Lecce e la risposta dell’allenatore del Torino ha aperto una riflessione che supera il semplice rendimento del blocco difensivo: "È un dato che ho analizzato. Con aumento del tempo effettivo calano ritmi negli ultimi venti minuti e si vedono più gol in generale. Dobbiamo starci più dentro, è uno step che dobbiamo fare".

Che cosa ne deduciamo? Innanzitutto, che il calcio italiano sta cambiando perché le partite si allungano e perché la gestione delle energie assume un peso diverso. Giocare di più, infatti, non significa necessariamente giocare meglio. Il tempo effettivo è aumentato e con esso la necessità di adattare ritmi e risorse, non soltanto sul piano fisico, ma anche su quello mentale. Le parole di Abate portano così al centro un tema importante per la crescita e la costruzione del Toro come squadra: imparare a riconoscere i momenti della partita e trovare il modo di attraversarli senza perdere equilibrio.

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Torino, la gestione delle energie è uno step da compiere

Sette gol incassati negli ultimi venti minuti sono tanti. Ma entriamo dentro questo numero: ci racconta di un gruppo che tende a spendere molto durante la gara, ma che fatica a mantenere la stessa tenuta nella fase conclusiva. Niente di strano, perché il Torino sta ancora imparando a conoscersi, a capire quando alzare i giri e quando invece abbassare il ritmo, senza smarrire compattezza e attenzione. L’esempio più evidente è arrivato contro il Monza, con l’autogol di Patterson, entrato in campo da poco. Sarebbe riduttivo leggere quell’episodio come una questione di energie individuali: il punto riguarda il funzionamento dell’intero gruppo. La squadra deve muoversi come un blocco unico, mantenendo distanze e riferimenti anche quando la fatica si fa sentire e la lucidità diminuisce.

Bisogna però essere precisi. Il tempo effettivo più alto incide inevitabilmente sulla gestione della gara, ma non può diventare un alibi. Le partite sono cambiate e il Torino deve adeguarsi, senza pensare di poter reggere soltanto attraverso l'intensità dei primi minuti. Abate individua nella capacità di restare dentro la partita fino all'ultimo uno degli step ancora da compiere, ma adesso servono risposte. Perché non è sufficiente costruire un buon primo tempo o tenere il controllo per settanta minuti: una squadra deve saper soffrire, leggere i momenti di difficoltà e non concedere agli avversari il finale di gara, calibrando al meglio le forze, come ha evidenziato anche in Parola al mister Serino Rampanti parlando di Rafik Belghali. Altrimenti il lavoro fatto in precedenza rischia di diventare inutile.

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