Vecchie fiamme, nuove storie: quando il passato torna a vestire la maglia del Torino

ACF Fiorentina v Torino FC - Serie A 2026/27

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FERRANTE

Per capire se il legame con il passato può davvero diventare una risorsa, bisogna guardare a chi, prima di Mandragora, ha già fatto questo percorso. Partiamo da una delle icone del mondo granata, uno di quei giocatori “figurina” di ogni tifoso del Torino: Marco Ferrante. La sua storia sotto la Mole non è stata tutta d’un fiato: due periodi distinti, dal 1996 al 2001 e poi dal 2002 al 2004, separati da una parentesi con l’Inter.

Già, l’Inter. Quando Ferrante lascia il Torino, nel 2001, arriva a Milano dopo aver vissuto diversi ottimi anni in granata, almeno dal punto di vista realizzativo. Nel 1998-1999 segna 27 gol in Serie B, vince la classifica marcatori e contribuisce alla promozione. L’anno dopo, in Serie A, ne mette dentro altri 18, che però non bastano a evitare la retrocessione. Il Torino scende in B, Ferrante segna 8 gol in 15 partite e a gennaio si trasferisce in nerazzurro. Ma l’esperienza dura appena un anno: undici presenze, un solo gol e un Ferrante che sembra quasi un altro giocatore rispetto a quello visto sotto la Mole.

Nel 2002 è già di nuovo a Torino. L’addio è stato breve e il suo rientro trova un contesto che, pur essendo cambiato, non è poi così lontano da quello che aveva lasciato. Forse, anche per questo Ferrante riesce a ritrovare sé stesso. La seconda esperienza dura fino al 2004, con altri gol e altre partite, fino ad arrivare a 235 presenze e 114 reti in campionato con il Torino. Numeri che lo portano al quinto posto tra i marcatori della storia granata, davanti a Francesco Graziani. Il caso Ferrante racconta dunque un ritorno breve, quasi naturale: era stato lontano qualche mese, aveva vissuto una parentesi complicata e, una volta rientrato, era riuscito a riprendere il filo interrotto.

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