Vecchie fiamme, nuove storie: quando il passato torna a vestire la maglia del Torino

ACF Fiorentina v Torino FC - Serie A 2026/27

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IMMOBILE

Di nuovo, un ritorno che è tutt’oggi materia di discussione negli ambienti granata. Ciro Immobile sotto la Mole ha fatto benissimo in entrambe le sue esperienze, ma la sua storia con il Torino avrebbe potuto avere un altro finale.

La prima parentesi è stata quella dell’esplosione. Nella stagione 2013-2014, insieme ad Alessio Cerci, ha trascinato il Torino di Ventura al settimo posto, con conseguente qualificazione in Europa League. È stato un Toro spettacolare, trascinato da una delle coppie d’attacco più forti del campionato. Con 22 gol in 33 presenze, Immobile si è laureato capocannoniere della Serie A, primo giocatore granata a riuscirci dagli anni Settanta e tredicesimo nella storia a vincere la classifica marcatori sia in Serie A sia in Serie B.

Poi è arrivato il salto al Borussia Dortmund, dove le cose non sono andate come sperava. Dopo una stagione è passato al Siviglia e, nel mercato invernale del 2016, è tornato al Torino in prestito. Il club della sua esplosione gli ha dato una nuova occasione quando sembrava ormai lontano dal giocatore di due anni prima. Ventura e Petrachi hanno continuato a credere in lui, con l’idea di costruire un Torino attorno ad Andrea Belotti e proprio a Ciro Immobile. Ma l'attaccante rimase a Torino soltanto sei mesi, abbastanza per ritrovarsi: 14 presenze, 5 gol e 4 assist, attirando le attenzioni della Lazio che lo convinse a trasferirsi a Roma. Da lì è iniziata un’altra storia, culminata nei 207 gol che ne hanno fatto il miglior marcatore nella storia biancoceleste. Due volte Toro, per due motivi diversi: la prima per diventare grande, la seconda per tornare a esserlo. In mezzo, quello che avrebbe potuto essere e non è stato.

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