Le parole

Buongiorno: “Mi piace come lavora Juric. Che orgoglio giocare per il Toro”

Buongiorno: “Mi piace come lavora Juric. Che orgoglio giocare per il Toro”

Il difensore granata Buongiorno esprime le sue considerazioni su questi giorni di ritiro e sull'allenatore.

Redazione Toro News

Dai nostri inviati a Santa Cristina Marco De Rito Alberto Giulini

Nel ritiro di Santa Cristina, iniziato il 13 luglio, il Torino ha visto per la prima volta sul campo, nell'amichevole di ieri contro l'Obermais Merano, la guida del nuovo tecnico granata Juric. Il giovane difensore granata Buongiorno, classe 1999, ha espresso le sue prime impressioni sulla squadra.

Il giocatore inizia parlando dei suoi obiettivi per questa nuova stagione 2021-22: "Sicuramente dare il massimo, impegnarmi per farmi vedere dal mister e cercare di giocare il più possibile. Per il resto non mi piace parlare di obiettivi. Preferisco tenerli per me e cercare di raggiungerli. Per quanto riguarda la squadra, il mio obiettivo è quello di fare il meglio possibile." 

Sul ritiro, esprime le sue impressioni sugli allenamenti svolti e su Juric: "Sono allenamenti molto tosti in cui io mi ritrovo, quindi sono contento ci sia il mister, mi piace il suo modo di lavorare. Cercherò di dare il massimo e di impegnarmi. Perché è quello che ci richiede. Sono stati senz'altro giorni molto impegnativi, lavoriamo molto, ci diamo da fare, però stiamo bene. Siamo uniti e carichi. Il mister molto spesso si ferma a dare consigli per aiutarci sia dentro che fuori dal campo".

Continua parlando del suo percorso di crescita, anche sotto al profilo professionale: "Sicuramente sono contento del mio percorso finora. Però quello che penso sempre è che dev’essere un punto di partenza e non un punto di arrivo. L’importante è cercare di dare sempre il massimo e mettere dentro quelle malizie che possono servire in campo. Poi devo ascoltare il mister e i consigli che ci dà".

Parla poi del significato che la maglia granata ha per lui, l'effetto che fa giocare per un posto da titolare per la stessa squadra per la quale indossava la maglietta fin da quando era un bambino: "È un motivo di grande orgoglio giocare nelle squadra della mia città, poter continuare a farlo. Spero di riuscire a migliorare e poter continuare il mio percorso qui al Torino. La mia famiglia è molto contenta in quanto sono tutti tifosi del Toro".

Prosegue poi parlando della sua vita al di fuori del livello professionale, di come riesce a conciliare studio e passione, che tutt'oggi è il suo lavoro: "Sono iscritto in Università online e studio economia. Dopo il liceo mi sono preso un anno sabbatico di riposo. Ho capito che oltre ad allenare il fisico è importante allenare la mente, quando c’erano dei momenti liberi mi sembrava di buttare via del tempo se non studiavo. Ho preso la scelta di studiare e di portare avanti lo studio. Nel tempo libero mi diverto anche a giocare a scacchi con amici o compagni di squadra".

Ci racconta poi di come ha capito che di questa passione per il calcio potesse effettivamente farne poi un lavoro, partendo dalla sua esperienza nella Primavera del Toro, per poi raggiungere la prima squadra, a cui appartiene tutt'ora, e in che momento ha capito di essere all'altezza del Torino: "Diciamo che è una cosa a cui ho sempre aspirato e lavorato da sempre. Non c’è stato un momento preciso in cui ho capito di essere da Toro. Io l’anno scorso all’inizio del campionato non avevo tanto spazio, poi mi sono impegnato. Ho lavorato e sono riuscito a ritagliarmi lo spazio che non ho avuto durante l’anno."

Esprime infine il suo punto di vista sull'allenatore, data la sua capacità di puntare molto sui giovani, e se c'è in squadra una persona da cui prende ispirazione e che lo sta aiutando nel suo percorso di crescita: "Per quanto riguarda il mister, è sicuramente importante. Lui guarda molto l’impegno, l’applicazione e da quel punto di vista sono contento. Siamo molto uniti tra noi compagni, cerchiamo tra noi difensori di darci consigli e migliorare. Quelli che possono aiutare di più sono quelli con maggiore esperienza, mi viene in mente Izzo. Tutti insieme ci diamo una mano. Siamo un gruppo molto unito. Ieri sono andato anche vicino al gol, questo perché il mister ci chiede di andare in avanti per aiutare gli attaccanti così da provare a fare gol anche con i difensori".