La voglia è quella di ripartire da zero, ma non sembra poi una novità
Lavoro, sacrifici, traguardi: Cairo e Tamberi si raccontano al Festival dello Sport (VIDEO)
Cosa resta delle dichiarazioni di Urbano Cairo al Festival dello Sport? Il presidente del Torino ha parlato poco, pochissimo, del club granata. Il suo intervento non era dedicato al Toro e il riferimento alla squadra è rimasto quasi sempre sullo sfondo. Qualcosa, però, si può comunque leggere tra le righe. Soprattutto perché, quando si parla di Cairo, anche ciò che non viene detto può avere un certo peso.
"Il calcio mi piace, un po' meno quando mi contestano"
Una delle frasi più importanti, se pensiamo ai colori granata, è arrivata quasi di passaggio, parlando del rapporto con il proprio lavoro: "Ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace, l'editoria mi piace e il calcio pure, un po' meno quando mi contestano, ma non importa". Cairo lo ha detto sorridendo, senza cercare lo scontro e senza aggiungere altro. Però il riferimento è fin troppo chiaro per essere ignorato.
Il presidente riconosce apertamente che le contestazioni fanno parte della sua esperienza alla guida del Torino. Non è certo una novità per chi segue il club, ma sentirlo dire direttamente da lui restituisce comunque una messa a fuoco sul rapporto con la tifoseria. La domanda, allora, arriva quasi da sola: da dove nasce quella distanza che negli ultimi anni si è fatta più evidente? Forse una risposta si può cercare in un'altra frase pronunciata poco dopo dallo stesso Cairo, quando ha spiegato come vorrebbe essere ricordato come imprenditore: "Una persona che ha amore per le cose che fa e che cerca di farle con le risorse che ha". All'inizio della sua esperienza al Torino, i tifosi si erano affidati a lui anche per questo: vedevano nel presidente una possibilità, un nuovo punto di partenza. Sono passati più di vent'anni e nel frattempo il rapporto è cambiato, come normale che sia d'altronde. Ma è difficile separare questo passaggio dalle aspettative maturate nel tempo e da quanto, invece, quelle aspettative siano state deluse.
Ripartire da zero
Il tema sul futuro è comparso poi quando Cairo ha parlato dei propri obiettivi personali: "Dobbiamo sempre avere dei sogni e degli obiettivi. Vorrei fare qualcosa partendo da zero". E ancora: "L'obiettivo non dev'essere numerico, ma qualcosa che ti fa battere il cuore". Sono parole che, inevitabilmente, riportano anche al Toro. Non perché Cairo abbia parlato di una svolta imminente per il club, ma perché il passato recente granata racconta proprio una continua esigenza di ripartenza. Negli ultimi anni il Torino ha cambiato spesso pelle, progetto e riferimenti tecnici.Con Ivan Juric, la rosa è stata più volte modificata, spesso anche rinunciando a elementi fondamentali, prima della separazione. Poi è arrivato Paolo Vanoli, con un progetto durato appena una stagione. Dunque è succeduto Marco Baroni, tra una rosa nuovamente da assemblare e un cambio di programma arrivato persino durante l'estate. La sua stagione non è mai arrivata alla fine e si è corsi ai ripari con D'Aversa. Oggi il capitolo è quello di Ignazio Abate. Il filo conduttore, guardando gli ultimi anni, è la discontinuità. Squadre costruite, alleggerite e riformattate nel giro di poco tempo. Cicli che hanno avuto appena il tempo di prendere forma prima di lasciare spazio a qualcosa di diverso. E proprio per questo il richiamo di Cairo al "partire da zero" suona particolare, anche se inserito in un discorso che non riguardava direttamente il Torino.
Resta, infine, la fiducia. "Io ho sempre una grande fiducia di potercela fare", ha detto Cairo. È una convinzione che il presidente continua a rivendicare anche dopo anni caratterizzati da contestazioni, cambiamenti e aspettative rimaste spesso a metà. Al Festival dello Sport il Torino è rimasto ai margini, ma qualche elemento del pensiero di Cairo è comunque arrivato. Il futuro, ancora una volta, sembra essere affidato alla fiducia. Resta da capire quanto questa fiducia sia condivisa anche da chi il Toro lo guarda dall'altra parte della barricata.
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