Possesso, tiri e occasioni premiano i grigiorossi. La squadra ospite crea pochissimo, si salva col portiere e porta via un punto.
“A livello di prestazione sicuramente sì, oggi c’è stato qualche giocatore sottotono… come atteggiamento la squadra non ha mollato, ma come prestazione si poteva fare meglio”. D’Aversa non gira attorno al punto dopo lo 0-0 di Cremonese-Torino: il pari muove la classifica e porta i granata a quota 40, ma la partita racconta una serata in cui il Torino ha soprattutto resistito. I numeri di Sofascore sul controllo sono chiari: 65% di possesso per la Cremonese contro 35%, 493 passaggi a 278 e una gara che per lunghi tratti si gioca nella metà campo granata, con la sensazione che il Toro non riesca quasi mai a prendere ritmo e campo.
Le occasioni in Cremonese-Torino
Le occasioni fotografano una partita a una porta sola, almeno per volume e presenza: la Cremonese chiude avanti negli xG (0.64 a 0.14), nei tiri totali (14 a 4) e anche nelle conclusioni dentro l’area (9 tiri in area contro 2). Il Torino non solo produce poco, ma entra raramente in zona pericolosa: 26 tocchi in area avversaria per i grigiorossi, appena 7 per i granata. Anche sui piazzati lo scarto è netto, con 6 calci d’angolo a 1. L’unico dato “di chance vera” resta contenuto (grandi occasioni 1-0).
L'atteggiamento delle due squadre
L’atteggiamento, nel senso di partita “sporca” e di sopravvivenza, è tutto nelle cifre difensive e nel lavoro del portiere. Paleari deve fare 4 parate contro l’unica di Audero, con “gol evitati” 0.75 e anche 4 prese alte, segnale di una pressione costante fatta di palloni dentro l’area e seconde palle. Dietro, i granata finiscono con 43 chiusure difensive contro 20, mentre la Cremonese vince più duelli a terra (59% a 41%) e costringe il Toro a difendere tanto e basso. In sintesi: punto importante, sì, ma le statistiche confermano il messaggio dell’allenatore. La squadra non molla, però crea troppo poco per pensare di controllare gare del genere: se la prestazione resta questa, ogni partita diventa un esercizio di sofferenza fino all’ultimo.
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