Grandi investimenti, poche soddisfazioni: la lista dei rimpianti del Torino nell’era Cairo
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NIANG
Chi si ricorda del “trio delle creste” del Milan? Fu l'attacco formato da El Shaarawy, Balotelli e Niang, tre giovani attaccanti accomunati non solo dal talento, ma anche da quel taglio di capelli diventato quasi un marchio di fabbrica. Niang, in particolare, era arrivato in rossonero con un’etichetta pesante: quella del possibile nuovo Henry. La sua carriera, però, non ha seguito le aspettative. Niang ha vissuto diverse tappe tra Francia, Italia e Inghilterra senza riuscire mai a trovare la continuità che sembrava poterlo portare ai vertici. Discorso che, in questa lista, abbiamo già visto.
Al Torino arrivò nell’estate del 2017 carico di responsabilità: 14 milioni di euro complessivi tra prestito e riscatto, una cifra importante per un giocatore chiamato a diventare uno dei riferimenti dell’attacco granata. E invece sotto la Mole fu una delusione. Niang mostrò a sprazzi le qualità che lo avevano reso uno dei giovani più interessanti d’Europa, ma troppo spesso sembrò mancare proprio quello che al Torino serviva di più: voglia, continuità e partecipazione. Le prestazioni furono altalenanti e l’atteggiamento finì per pesare ancora più dei numeri. In campo appariva spesso svogliato, poco dentro la partita, incapace di dare la sensazione di voler davvero prendere per mano la squadra.
Il rendimento racconta 29 presenze e 4 gol nella sua esperienza in granata: troppo poco per un investimento del genere e, soprattutto, troppo poco per le aspettative che accompagnavano il suo arrivo. Con il passare dei mesi la pazienza dei tifosi si esaurì e i fischi diventarono la colonna sonora della sua esperienza. Quello che doveva essere un attaccante capace di spostare gli equilibri si trasformò così in uno dei rimpianti più pesanti del mercato granata.
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