Grandi investimenti, poche soddisfazioni: la lista dei rimpianti del Torino nell’era Cairo

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VERDI

Torino FC v SSC Napoli - Serie A
TURIN, ITALY - APRIL 26: Simone Verdi of Torino FC in action during the Serie A match between Torino FC and SSC Napoli at Stadio Olimpico di Torino on April 26, 2021 in Turin, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

"Simone Verdi, giocatore esperto nelle punizioni che può tirare sia con il destro sia con il sinistro" era questa una delle prime immagini consegnate ai tifosi del Torino quando il club annunciò il ritorno del trequartista in maglia granata nel 2019. Bastava quella frase per capire le aspettative che accompagnavano il suo arrivo. Perché Verdi non tornava a Torino da promessa: era reduce da una stagione al Napoli e soprattutto dall'esperienza al Bologna che lo aveva consacrato tra i talenti più interessanti della Serie A. Nel 2017 era arrivato persino a segnare due punizioni nella stessa partita, una con ciascun piede. Un numero da fuoriclasse, una prodezza più unica che rara. Appunto.

Anche qui, riavvolgiamo il nastro. Verdi tornò sotto la Mole nel 2019, ma il Torino lo conosceva già: il trequartista aveva infatti vestito il granata da giovanissimo, prima di prendere una strada diversa e costruirsi la propria carriera. A Bologna aveva trovato la sua dimensione, fino alla chiamata del Napoli, che nell'estate del 2018 aveva investito 25 milioni di euro su di lui.

Appena un anno dopo, arrivò l'approdo in granata. Walter Mazzarri cercava un giocatore capace di aggiungere qualità a una squadra pronta a lottare per la qualificazione in Europa League, e Verdi sembrava la scelta perfetta. Il Torino decise di puntare forte e arrivò a spendere 23 milioni di euro complessivi, rendendolo l'acquisto più costoso dell'era Cairo.

Poi arrivò la realtà. Il fantasista non riuscì mai a prendersi il Torino: le difficoltà furono immediate e il primo gol arrivò soltanto dopo mesi. Con Moreno Longo il rendimento migliorò, ma senza mai diventare quello di un giocatore chiamato a spostare gli equilibri: 2 gol e 7 assist in 33 presenze nella prima stagione. Ci si aspettava una risposta l'anno seguente, ma invece arrivò un'altra annata complicata. Prima Giampaolo e poi Nicola lo provarono in più ruoli nel tentativo di trovare una soluzione: trequartista, seconda punta, esterno, perfino mezzala. Ma nulla cambiò davvero, Verdi continuò ad alternare partite anonime a prestazioni insufficienti, senza mai conquistare un posto centrale nella squadra. Il bilancio fu ancora più deludente: un gol e 5 assist in 33 presenze. Il resto è storia di un rapporto ormai esaurito. Con l'arrivo di Juric gli spazi si ridussero ulteriormente, fino ai prestiti a Salernitana e Verona e all'addio definitivo al Torino.

La delusione di Verdi, però, non si misura soltanto nei 23 milioni di euro spesi dal Torino. Il vero rammarico sta in ciò che quell’investimento avrebbe dovuto portare in campo: Verdi doveva essere il giocatore capace di alzare il livello della squadra, quello chiamato a fare la differenza nelle partite che contavano. Invece ha lasciato pochissimi ricordi e un rendimento troppo lontano da quello mostrato a Bologna. Per questo il suo ritorno in granata resta, probabilmente, il più grande rimpianto dell’era Cairo.

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