Serie A, cosa succede con una nuova positività? I club vogliono certezze

Due domande fondamentali sulle conseguenze eventuali di un nuovo positivo una volta ripartito il campionato

di Silvio Luciani, @silvioluciani_

Cosa accadrebbe se – una volta ripartito il campionato – uscisse un nuovo caso di positività da Covid-19 tra calciatori e addetti ai lavori? Quali effetti giuridici subirebbero i calciatori e i club? Su chi ricadrebbe la responsabilità? Problemi non da poco, perché un’eventualità del genere farebbe saltare quasi sicuramente tutti i piani delle istituzioni calcistiche, impedendo di completare il calendario e vanificando gli sforzi della ripartenza. Il protocollo sanitario presentato dalle istituzioni del calcio italiano ha proprio la funzione di evitare questa possibilità, ma le società di Serie A pretendono chiarezza sulle conseguenze che questo scenario comporterebbe.

RESPONSABILITÀ – Se il virus contagiasse un calciatore, nonostante le accortezze, la preparazione della squadra coinvolta verrebbe interrotta per verificare altri casi al suo interno e in questo modo salterebbero tutti i piani. Eventualità che va calcolata, è questo che chiedono le società: i provvedimenti federali che daranno il via libera alla ripresa dei ritiri e alla conseguente prosecuzione del campionato dovrebbe precisare innanzitutto chi ha la responsabilità patrimoniale e penale. In parole povere: chi si assume il rischio di far ammalare altri atleti e dipendenti una volta che verrà intimata la ripresa?

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CONSEGUENZE – Secondo problema, non di rilievo inferiore, una volta interrotto il campionato per la seconda volta quali effetti subirebbero i singoli tesserati e i club? Ci sarebbero ripercussioni giuridiche? Prima della ripartenza, la FIGC dovrà chiarire questi punti ed essere consapevole che di fronte alla minima falla di questo sistema la stagione 2019/2020 si fermerà: questa volta definitivamente.

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  1. Paul67 - 6 mesi fa

    Vogliono ripartire il più velocemente possibile ma nn vogliono assumersi eventuali responsabilità, a me sembra fuori dal mondo. Spero veramente che il calcio, questo calcio fallisca, devono fallire tutti nessuno escluso, in modo da ripartire con più valori sportivi, la passione di noi tifosi nn fallirà mai continueremo a tifare ognuno per la propria maglia.

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  2. Granata - 6 mesi fa

    Se trovano uno positivo che succede ? Semplice , tutti, ripeto, tutti coloro i quali sono venuti in contatto con il soggetto positivo , per legge , devono sottoporsi a quarantena presso domicilio, SENZA USCIRE !!! O vogliono privilegi o deleghe per finire comunque il campionato ? L’eventuale positivo potrebbe essere anche un tecnico o dirigente, ovviamente non cambia. Vedremo.

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  3. Fabry - 6 mesi fa

    C’è poco da aggiungere Mimmo,questa è la realtà il calcio vive in un mondo tutto suo gli interessi passano sopra a tutto ognuno guarda al proprio orticello,a parte qualche azione spontanea di alcune squadre non si sa bene che fine ha fatto il taglio degli stipendi,non hanno trovato una linea comune almeno quelli di serie A,se si riuscirà a concludere il campionato cosa che dubito molto visto che questo è uno sport di contatto e non puoi mettere sotto controllo tutti per 3 mesi famigliari compresi,ridicoli andate pure avanti pur di non perdere una rata delle TV che rischia di far saltare il baraccone.

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  4. Mimmo75 - 6 mesi fa

    Il calcio sta facendo di tutto per mantenere lo status quo e questa premessa basta di per se a rendere totalmente sballato ogni tentativo di ripresa. I dirigenti e le istituzioni del calcio, invece di preoccuparsi di cambiare le regole che lo hanno reso così ingiusto e vulnerabile, stanno facendo di tutto per fargli raccattare più denaro possibile. Dalle difficoltà si esce più forti se si ha l’intelligenza di capire cosa non ha funzionato, perchè e sopratutto come agire per non farsi cogliere nuovamente impreparati. Il calcio non sta facendo nulla di tutto. Se oggi tantissimi club temono come la morte il mancato introito dei diritti televisivi non ancora erogati è perchè, ben prima del covid19, avevano situazioni di bilancio disastrose, figlie di gestioni scriteriate, di artifici contabili, di sotterfugi (tipo pompare all’inverosimile le plusvalenze con la cessioni di calciatori del vivaio a prezzi esorbitanti rispetto al loro reale valore). Le istituzioni non hanno mai affrontato seriamente il problema ma hanno tollerato comportamenti che nulla avevano di etico e molto poco avevano di verosimile rispetto alla realtà (ancora mi chiedo come possa essere stato valutato così tanto Sturaro, per dirne uno, nella cessione al Genoa). Ma il covid ha presentato il conto e il calcio, pur di non pagarlo, sta andando a sbattere contro la nuda e cruda realtà tentando di incassare qualcosa “finchè dura”. L’articolo pone solo uno degli interrogativi e cioè che fare in caso di contagi tra gli addetti ai lavori. Che altro si potrebbe fare se non richiudere il torneo? Succederà, è praticamente una certezza perchè la scienza ha già spiegato che la riapertura (doverosa, giusta, urgente, necessaria) porterà con se una nuova crescita dei contagi grazie al riavvicinamento sociale. Il calcio è uno sport di contatto come pochi ce ne sono. I contrasti (specie di testa) bastano di per se a veicolare il contagio. Saliva e sudore si mischierebbero in un attimo quando addirittura non anche il sangue, le manate in faccia (a volte con dita negli occhi), seppur involontarie, lo sputo a terra e lo “scaccolamento” (con qualcuno che poi magari ci cade sopra), lo stesso pallone toccato da decine di mani diverse. Tra l’altro, che garanzia di non infezione c’è facendo il tampone se tra il prelievo e il risultato passa necessariamente un lasso di tempo di diverse ore? Non esiste un test istantaneo e quindi non esiste la garanzia che entrino in campo 22 persone sane (sorvolo sulla questione etica dei tamponi “privilegiati”). Si dirà che il protocollo prevede isolamento totale per i calciatori, però mi chiedo (non conosco la risposta): ma i calciatori e gli addetti ai lavori saranno isolati anche dai loro familiari? Se la risposta è no allora anche questi ultimi dovranno rispettare il protocollo e isolarsi dal mondo esterno fino alla fine del torneo? Se la risposta è ancora no a che serve questo protocollo? Ma soprattutto, se è vero che la limitazione della libertà subita è poco piacevole e sopportabile perchè chi lavora nel mondo del calcio dovrà invece vivere da recluso i prossimi mesi? In omaggio a cosa? A un movimento marcio che lotta per mantenere privilegi e per continuare a vivere sul filo di lana inventando operazioni farlocche pur di pompare e aggiustare i bilanci? Ben vengano i fallimenti delle società canaglia, allora. Non sono insensibile verso i lavoratori del mondo del calcio che guadagnano solo la pagnotta da portare a casa ma questi sono nella stessa barca degli operai o degli impiegati o dei piccoli negozianti. Il mondo non finisce qui, tornerà il lavoro, morta una società se ne farà un’altra e avrà bisogno anch’essa del magazziniere o del contabile, del giardiniere e dello steward. La ripartenza del calcio per “salvare i posti di lavoro” è una frase alla quale non riesco a credere e non è di certo l’obiettivo vero di chi sa che durerà pochissimo, qualche partita al massimo e poi si dovrà richiudere tutto (a meno di non isolare davvero tutti gli addetti ai lavori, familiari compresi). E il magazziniere tornerà a tremare ma non per colpa del covid ma perchè lo paga una società gestita coi piedi che nel corso degli anni ha prodotto solo debiti e creato plusvalenze fittizie. E’ questo il problema, non il covid. E allora che spariscano pure tutte queste società, ne nasceranno altre. Il calcio ha l’occasione per riformarsi profondamente, per tornare a una dimensione più etica e passionale. La crisi post covid può essere gestita con una ristrutturazione e un ripensamento delle regole. Partendo da una nuova regolamentazione del calciomercato, riequilibrando i rapporti di potere tra club e procuratori, incentivando al massimo chi investe nei vivai producendosi in casa i campioni piuttosto che andandoseli a comprare spendendo 100 volte tanto, ripartendo i modo equo i diritti tv per favorire la sana concorrenza e togliere tante società dalla necessità di inventarsi operazioni di bilancio fantasiose pur di galleggiare. Ma di tutto ciò non ne parla nessuno, l’importante è non perdere l’ultima tranche di diritti tv, campando alla giornata e difendendo lo status quo.

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    1. user-14272643 - 6 mesi fa

      Una disamina precisa del “Titanic” pallonaro.
      Complimenti.

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