Il Granata della Porta Accanto/Chi guarda al Toro "dall'esterno" ha la distorta percezione che la sponda granata del Po sia una sorta di isola felice e tranquilla
Come sono andati i granata nella pausa nazionali? (VIDEO)
Con il campionato fermo per la lunghissima sosta dovuta agli impegni delle Nazionali, di calcio si è parlato, ovviamente, di Toro un po' meno, per forza. Qualche accenno al recupero degli infortunati, qualche accenno alle prove nelle varie selezioni dei nostri giocatori convocati, qualche accenno al lavoro che sta facendo Abate: un'eco quasi lontana in un inizio di stagione che non è stato per nulla entusiasmante e che pertanto non scalda troppo i tifosi senza la metà attualità delle partite vere. Eppure, in questa sonnolenza mediatica sul Torino, c'è qualcuno che è sempre sulla cresta dell'onda, sempre in prima linea sulle testate giornalistiche tradizionali ed on line: parliamo del presidente Cairo che è un po' il "prezzemolo" tra i presenzialisti di tutto ciò che accade nel mondo italico dello sport e dintorni. Lo vedi al funerale di Baresi e via all'immancabile intervista per un parere ed un ricordo, lo vedi al Festival dello Sport di Trento e "ruba" la scena ad un olimpionico come Tamberi. Certo essere l'editore più importante d'Italia tra RCS e LA7 in parte spiega questa sua sovraesposizione mediatica e di per sé non è un male che il presidente della tua squadra sia sempre sulla bocca dei media.
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La domanda però è: tutto questo parlare di Cairo quanto ha giovato al Torino in questi 21 anni? Se posso fare una battuta direi che 10 secondi di un video di Adam Sandler con la maglia del Toro abbiano attirato più l'attenzione su noi granata che ore e ore di interviste ed apparizioni TV del nostro presidente! A livello "politico", infatti, il Torino di Cairo non è mai cresciuto in Lega e nelle alte sfere del "potere pallonaro" italiano e i risultati sul campo sono stati appunto direttamente proporzionali all'immagine e al peso della società Torino da quando Cairo è presidente. Non penso di essere smentito se affermo che l'immagine di Cairo ha tratto molto più giovamento da quando ha acquistato dai Lodisti il rinato Torino FC rispetto a quanto il Torino FC abbia guadagnato in termini di crescita nello stesso esatto periodo. Se la parabola dell'editore alessandrin, infatti, è stata in continua crescita in questi due decenni, quella del Torino, molto instabile nei primi anni della sua presidenza, si è sostanzialmente appiattita nel tempo e, cosa ben più grave, non ha mai avuto nessun picco più alto di un settimo posto. Addirittura potremmo arrivare a dire che paradossalmente la sovraesposizione mediatica di Cairo, specialmente sulle proprie testate, ha generato una narrazione quasi distorta della reale situazione del Torino FC: chi guarda al Toro "dall'esterno", cioè fondamentalmente non ne è tifoso, ha la distorta percezione che la sponda granata del Po sia una sorta di isola felice e tranquilla dove tutto va bene e poco o nulla sia migliorabile.
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Eppure mentre tutti o quasi i club di serie A depositano o hanno avviato progetti di riqualificazione dei propri stadi (Roma, Fiorentina, Inter/Milan, Bologna, Como, ecc) per renderli asset fondamentali per una futura crescita economica, noi stiamo ancora aspettando cosa uscirà dalla collaborazione con Politecnico per il partneriato pubblico privato sullo stadio Olimpico Grande Torino. Mentre i club più lungimiranti monetizzano su tutto, Musei compresi, noi ancora non sapremo (se e) quando finirà la telenovela del trasferimento al Fila del Museo della Storia e della Leggenda Granata. Mentre molti club anche di seconda fascia (ultimi in ordine di tempo il Modena e il Pisa) approntano i loro nuovi centri sportivi, nati e praticamente finiti in appena un paio di anni, il Robaldo dopo dieci anni sembra ancora il Duomo di Milano con agibilità e ritocchi ancora da ultimare e l'assenza di un bar e un'area di reception che accolga i tifosi che vi si recano per le partite interne delle varie Under. La sostanza è che sarebbe bello che sotto i riflettori ci finisse il Toro per i suoi meriti sportivi e per il modello che potrebbe essere se si tornasse a immaginarlo e strutturarlo per come e per quello che è stato fino agli inizi degli Anni Novanta. Invece l'occhio di bue è sempre su di un solo protagonista e anche il brusio di dissenso del pubblico è silenziato quanto basta per non rovinare l'immagine dell'unico protagonista e beneficiario dell'ultimo ventennio di storia granata...
ALESSANDRO COSTANTINO - Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.
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