In esclusiva su Toro News le parole del volto TV che traccia un'analisi molto dura sui 21 anni di presidenza di Cairo

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"La solita barzelletta"

Cosa si attende sulla vicenda stadio "Olimpico-Grande Torino"? "Posso dirlo sinceramente, è la solita barzelletta. Il comune preme, ma Cairo non vuole tirare fuori un euro sullo stadio per questo si va lunghi, lunghissimi. Si tratta della solita vecchia solfa che si riflette anche sul campo. Un giocatore esplode? Lo si vende, quindi non si progredisce mai. Si resta sempre al punto di partenza. Sei sempre lì, nell'apeiron, in una zona indefinita tra decimo e dodicesimo posto. Una zona che non entusiasma nessuno, nemmeno il Parma, figuriamoci il Torino. Il Torino ha una memoria storica, è garante di una grande città. Invece, Cairo spegne tutto e porta il grigiore. Siamo rimasti senza entusiasmo e aspettative".

Il Robaldo ora è in piena attività, è il nuovo quartier generale delle giovanili granata: può essere una delle partite meglio riuscite della gestione Cairo? "Sul Robaldo metterei un sottotitolo: Fabio Massimo, il Temporeggiatore. Cito un console romano, ribattezzato il Temporeggiatore perché è una dicitura calzante con il Robaldo. Per fare qualche campo e una palazzina ci sono voluti dieci anni, si potevano fare due città. Detto questo, ben venga che sia entrato in attività. Ha però rappresentato perfettamente le complicazioni dei 21 anni di gestione di Cairo. Mi sembra sempre tutto improvvisato. Se non investi, non raccogli. Alla prima chance, vendi tutto. Quest'anno è successo un po' meno perché non avevi materiale umano da mettere sul piatto, ti sei ritrovato Ilic da piazzare e cara grazia che sei riuscito. Il Torino di oggi è paradossole: si guarda solo l'immanente, non si guarda mai oltre il naso. Per me è tremendo".

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