Se lo stadio Olimpico Grande Torino fosse in mano al club granata, la situazione sarebbe molto diversa. Forse...

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La Città attende Cairo e il Torino per lo stadio (VIDEO)

Era il 2 dicembre 2005 quando sulle nostre pagine accostavamo per la prima volta due parole, ora più che mai ricche di significato: "cittadella granata". Cairo era appena arrivato e i granata si barcamenavano sui campi del campionato cadetto alla ricerca di un ritorno in Serie A. Era il 4 aprile 2006 quando Piero Chiambretti ai nostri microfoni si lasciava andare a speranze imprenditoriali: "Mi piacerebbe aprire un Bar Sport nel quartiere granata che nascerà". "Cittadella granata", un obiettivo che sembra ormai quasi cliché ma che in realtà riguarda il tema stadio Olimpico Grande Torino anche più di quanto non faccia l'aspetto calcistico stesso.

Torino FC v AC Milan - Serie A 2026/27

L'esempio del Tottenham Hotspur Stadium

Una recente disamina di Calcio e Finanza ha messo in luce, tramite l'esempio del Tottenham Hotspur Stadium, tante altre motivazioni rispetto a quante non ne adduciamo quotidianamente per spiegare il gap ad oggi incolmabile tra Italia e Inghilterra. Il tema è: quanti utili può portare uno stadio al club che ne è proprietario? La risposta sta nei numeri: 126,5 milioni di sterline di incassi da match-day relativi alla stagione 2024/2025. Poi, però, si osservano gli altri dati e ci si sorprende nel vedere come sei concerti di Beyoncé abbiano portato a valore più di 45 milioni di sterline di gross box office. Il primo punto importante, infatti, è legato a questo: l'utilizzo dell'impianto non soltanto per eventi sportivi. O comunque, non soltanto per questioni calcistiche. Incassi, quelli riportati, più che positivi ma non limitati solamente al club. In quanto a Gross Value Added, misura che indica il valore aggiunto generato nella zona dell'immobile, le stime per la stagione 2026/2027 vedono un valore vicino ai 600 milioni di sterline, con oltre 4.000 posti di lavoro creati.

L'importanza dell'attrattività del brand

Con valori così monstre, che pure non fanno riferimento a una stima pari a 40 milioni di sterline annui legati ai naming rights (la possibilità di vendere il nome dello stadio), di cui il Tottenham al momento non si serve, è presto spiegato il vantaggio che un club calcistico può trarre dall'avere uno stadio di proprietà: incrementare notevolmente gli incassi e con esso gli investimenti. Conseguentemente, i risultati sportivi. Il tutto non sottovalutando la possibilità di incrementare l'attrattività del brand nonché il legame affettivo allo stadio e a ciò che richiama: il club calcistico.

Proprio sull'attrattività del brand, però, vale la pena soffermarsi più di un momento per fare alcuni ragionamenti. Il caso preso in considerazione è quello del Tottenham: uno dei club più storici non solo di Londra ma dell'intero calcio inglese. Inutile dire come il bacino di utenza e le opportunità di un immobile di una proprietà così blasonata in una città così inflazionata siano più elevate rispetto alla stragrande maggioranza dei casi italiani. Perché investire tanto - e da questo non si sfugge - per uno stadio di proprietà comporta anche dei rischi: l'incertezza del botteghino, per eventi sportivi e non, delle sponsorizzazioni, degli eventi privati, delle collaborazioni. Una serie di inevitabili incognite nel possedimento di un immobile dalla capacità di ricavi tanto ampia e, conseguentemente, anche dalla crescente possibilità di capitale immobilizzato e ricavi mancanti.

La situazione del Torino: le parole del sindaco

Ma come si applica al Torino tutto questo? "Noi abbiamo un'obiettivo, da quando ci siamo insediati, che è quello di costruire una cittadella granata", sentenziava il sindaco di Torino Stefano Lo Russo lo scorso 4 maggio ai microfoni di Toro News. Il primo cittadino è poi tornato sull'argomento tre mesi dopo: "L’obiettivo che condividiamo resta quello di costruire una vera cittadella granata. In questi anni abbiamo già compiuto passi importanti: abbiamo completato il Robaldo, facendo ripartire una situazione ferma da tempo, e abbiamo definito il percorso per il Museo del Torino. Lo stadio rappresenta ora il passaggio più significativo e credo che ci siano le condizioni per affrontarlo con serietà e con una prospettiva positiva".

È possibile una "cittadella granata"?

Il tema della "cittadella granata", in effetti, è calzante a quanto abbiamo appena analizzato: condivide l'obiettivo di creare del valore economico e del valore aggiunto allo stesso tempo, non limitando l'utilizzo dell'impianto all'ambito sportivo ma riuscendo a metterlo in uso per una grande varietà di eventi, creando, inoltre, un ecosistema intorno ad esso che sia adatto a renderlo un vero polo attrattivo. Dal punto di vista degli eventi ma anche da un punto di vista affettivo: creare un legame con il territorio è un obiettivo che, se soddisfatto, porterebbe con sé un grande miglioramento nell'attrattività del brand Torino, oltre che un incremento costante del bacino di utenza ed effetti positivi sui ricavi, come accennato qualche riga sopra.

E con la formula del partenariato pubblico-privato? "Alla parte privata spetta il compito di realizzare e gestire il progetto, mentre alla parte pubblica quello di definire gli obiettivi e di verificarne l'attuazione", da definizione contenuta nel vigente Codice dei contratti pubblici (d. lgs. 36/2023). In parole povere: al Torino l'onere di investire per migliorare l'impianto e, d'altro canto, al Torino l'onore di ottenere ricavi sulla base di progetti concordati con la parte pubblica. Che in questo caso sarebbe la Città di Torino. A fronte di un rischio comunque esistente, dunque, il Torino Fc, tramite una formula vantaggiosa come quella del PPP, avrebbe la possibilità di incrementare i propri ricavi da un asset che diventerebbe un investimento importante. A questo punto, allora, non resta che attendere: il prossimo passo è la proposta del club.

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