Che cosa avrebbe potuto dare l'esterno granata a Mancini o Baldini?

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La sosta per le Nazionali è ormai alle spalle, ma sulla mancata convocazione di Alessio Cacciamani resta una domanda: il giovane esterno del Toro avrebbe potuto essere utile a Roberto Mancini o a Silvio Baldini? A tre settimane dalle prime riflessioni sulla sua esclusione, il dubbio rimane, anche se le due ipotesi vanno distinte. In Nazionale maggiore, il classe 2007 avrebbe rischiato di trovare pochissimo spazio, vivendo la chiamata soprattutto come un'occasione di crescita. Il caso di Samuele Inacio, giovane talento del Borussia Dortmund aggregato al gruppo azzurro ma rimasto senza minuti e senza convocazioni, mostra quanto possa essere sottile il confine tra una convocazione prestigiosa e un'esperienza davvero formativa. Per Cacciamani, anticipare il salto avrebbe rappresentato un riconoscimento importante, senza però garantire un reale beneficio sul piano del campo e della continuità.

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Con Baldini un storia diversa, ma...

Il discorso cambia guardando all’Under 21. Con Silvio Baldini, Cacciamani avrebbe potuto provare a inserirsi nelle rotazioni, pur dovendo fare i conti con una concorrenza tutt’altro che trascurabile. Koleosho, Liberali, Fini e Cherubini hanno dato risposte positive sulle corsie esterne, rendendo difficile immaginare per il granata un posto da titolare. Le sue caratteristiche, dalla velocità alla capacità di puntare l’uomo, avrebbero comunque potuto tornare utili al commissario tecnico, anche se senza garanzie di un impiego concreto. Cacciamani non ha potuto festeggiare insieme ai compagni la qualificazione agli Europei, ma il traguardo più importante deve ancora arrivare: la fase finale della competizione, nella quale il granata potrebbe avere una nuova occasione per rientrare nel gruppo e giocarsi le proprie carte.

Forse è meglio così

E allora, forse, non esserci stato non è necessariamente un male. Cacciamani ha avuto l'occasione di restare a Torino, continuare a lavorare con Ignazio Abate e concentrarsi sulla sfida più importante nel breve periodo: diventare una risorsa ancora più concreta per la squadra. Per un ragazzo del 2007, alla prima avventura in Serie A, la crescita non passa soltanto dalle convocazioni e dalle vetrine internazionali, ma anche dalla continuità, dal lavoro quotidiano e dalla capacità di completare il proprio gioco. Soprattutto in quegli aspetti dove ha mostrato maggiore difficoltà come nella fase difensiva e nella lettura delle situazioni. L’Under 21 avrebbe potuto offrirgli un’esperienza preziosa, ma una chiamata senza garanzie d’impiego non sarebbe stata automaticamente più utile del lavoro svolto al Filadelfia in questa sosta. Oggi la priorità è il Toro: convincere Abate ancor di più, crescere in Serie A e trasformare le qualità mostrate in campo in prestazioni sempre più complete. La Nazionale e lo stesso giocatore possono aspettare. Magari, alla prossima occasione, con un Cacciamani ancora più pronto.

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