Può essere un segnale di speranza la terza vittoria di fila? Il Toro sta trovando la sua dimensione con il 3-5-2? Le impressioni date da Abate contro il Monza
Torino-Monza 3-2, il postpartita: "La squadra di Abate, la grande protagonista"
Un risveglio dolce, sereno, colmo di soddisfazione. La vittoria per 3-2 sul Monza di ieri sera ha regalato questo stamattina al tifo di matrice granata. Un Toro vivace, consapevole, che si diverte e che ha fatto divertire. Come non si vedeva da tempo. La solita parola che ritorna è che ci ricorda che anche nei momenti più bui e difficili, Abate chiedeva proprio tempo, predicando calma e pazienza. Il tempo che ora gli sta dando ragione, che sta dimostrando quanto sia stata ben riposta la fiducia di chi ha voluto aspettare per giudicare e che infine sta pian piano facendo ricredere i più scettici. Un allenatore non appariscente, che non si cala nei panni di un personaggio mediatico, ma che bada al sodo ed è concentrato sul duro lavoro e sull'infilare pian piano mattoncini di progresso nel percorso condiviso con il Torino.
E ora che i risultati e soprattutto le prestazioni cominciano a sorridergli, Abate ha le idee chiare, come dimostrano le sue dichiarazioni a riguardo nelle interviste post-partita: "E' merito dei ragazzi per come lavorano. Non abbiamo fatto niente ancora, dobbiamo continuare a crescere, pedalare e alimentare l'anima di questo gruppo". Il tecnico campano ha voluto sottolineare il concetto di percorso e su come ogni cammino di crescita comporti umiltà e continua fame: "E' un percorso. Stiamo piano piano creando questa mentalità e poi non dobbiamo smettere di pedalare nel quotidiano, nel cercare il nostro miglioramento continuo, senza sentirsi appagati. Ci vuole grandissima umiltà". L'ex Milan sta quindi trasmettendo il proprio diktat lavorativo e personale al gruppo, con un lavoro che comincia a dare i propri frutti. Dalle indicazioni emerse dalle scelte iniziali, dai cambi e dalle dichiarazioni post partita si può tracciare un quadro della gara dell'ex Juve Stabia.
Un Abate forza "tre": sfatare il tabù delle tre vittorie consecutive vale qualcosa di più della semplice cabala?
Ci sono ben tre ragioni per sorridere: i granata segnano ancora 3 gol, rompono un'astinenza dal trittico di vittorie di fila che durava da più di 7 anni e sembrano aver trovato il proprio equilibrio giocando con tre difensori e tre centrocampisti, in un modulo che si può convertire in modo camaleontico in un 4-4-2. Al di là delle scelte iniziali su cui sarebbe superfluo soffermarsi perché azzeccate in toto, il Toro vince e convince per la seconda volta consecutiva dopo la trasferta a Parma. Il Torino beneficia della crescita di condizione dei propri leader tecnici e carismatici, come Vlasic e Simeone e di sorprese come Belghali, Fitz-Jim e Braganca, per citarne alcuni, che si stanno gradualmente trasformando in certezze della rosa. Ma ciò che stupisce di più è l'unione di intenti e l'atteggiamento e la performance tecnica messa in campo. Lo schema tattico studiato da Abate durante la sosta e la mentalità inculcata dall'allenatore ex Ternana sta rivelando un nuovo equilibrio dello scacchiere granata e una crescita esponenziale delle prestazioni. La pausa è servita all'ex tecnico della Primavera del Milan per ridisegnare il suo Toro e plasmarlo secondo il suo modus operandi.Ma c'è una statistica che può rappresentare un concetto che va al di là del mero dato statistico. Il Toro era dal 2019 che non riusciva a centrare tre successi consecutivi, dall'epoca targata Walter Mazzarri. L'esserci finalmente riuscito costituisce per Ignazio Abate, oltre che chiaramente una soddisfazione, un risultato che può valergli un attestato di stima dal popolo granata. Può simboleggiare una svolta e non solo per la situazione di classifica. Può trasformarsi in un cambio significativo rispetto al passato, in un salto di qualità e soprattutto di mentalità che latitava ad arrivare nelle annate precedenti. Non è ancora matura l'ora di tracciare bilanci definitivi, ma i segnali sono più che incoraggianti, a maggior ragione se si considerano nel computo il carattere, la voglia, il gioco spumeggiante e una rinata unione con il tifo del Torino. Oltre all'analisi dei vari aspetti tattici, il Toro ha messo l'anima sul rettangolo verde e la Maratona lo ha notato e ha "abbracciato" la squadra caricandola di responsabilità sì, ma anche di fiducia. Ed è proprio la parte umana della squadra dell'ex Juve Stabia che più emerge dalla sfida tra Torino e Monza.
Abate chiede cuore ad un Torino, che nell'ultimo periodo ha buttato il cuore oltre l'ostacolo
E alla fine la vera svolta il tecnico del Toro potrebbe averla trovata proprio a livello di rapporti umani, come testimoniano le sue dichiarazioni di ieri sera in merito alla presenza dei suoi giocatori sotto la Maratona a fine match: "Vedere queste immagini mi riempie il cuore. Il merito è solo dei ragazzi perché lavorano con grande serietà. E' uno dei nostri obiettivi, ricreare quell'alchimia, quella connessione con la nostra gente. Stanno apprezzando che questo gruppo gioca con il cuore. Non era facile dopo 11-12 nuovi giocatori, anche stranieri, creare un legame e unirsi. Però io nel calcio credo tanto in questo aspetto, al di là dell'aspetto tecnico-tattico". Non solo nei rapporti con la Curva e con i sostenitori granata, ma anche internamente nello spogliatoio. Il Torino, dopo le difficoltà iniziali di stagione, ha risposto sul campo, andando oltre gli ostacoli ed emergendo con grinta e voglia. Abate sta creando un suo filone e come già anticipato, sta plasmando un Torino a sua immagine e somiglianza, non solo nel gioco ma anche negli aspetti extra campo. Si può dunque iniziare a parlare di "Abatismo"?© RIPRODUZIONE RISERVATA