Mancini non lo ha convocato in Nazionale maggiore, Baldini in Under 21: perché?

Sandro Mazzola

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Sovraffollamento o concorrenza?

Sovraffollamento, prima ancora che concorrenza. Perché se il nuovo corso di Mancini doveva essere un segnale di apertura ai giovani, il segnale è arrivato forte e chiaro: 34 convocati, nove esordienti, una porta che almeno sulla carta sembra finalmente spalancata. Kayode, Kouadio, Doumbia, Romano, Vergara, Zoma, Inacio: abbiamo fatto 30, facciamo anche 31. O magari 32, 33, 34. Perché di giovani che bussano ce ne sono parecchi e, alla fine, il problema rischia di diventare quasi l'opposto: non chiudere la porta ai giovani, ma trovare posto per tutti quelli che meritano di entrarci, alcuni come Cacciamani anche più di altri. Ed è qui che si inserisce l'esterno granata. Perché le polemiche, naturalmente, non sono mancate: c'è chi continua a vedere troppi volti già conosciuti, qualcuno anche considerato ormai "bollito", e chi invece ritiene che la Nazionale debba avere il coraggio di cambiare definitivamente pelle. In mezzo c'è anche la provocazione di Massimo Marianella, secondo cui "una volta era un onore arrivare in Nazionale e adesso è un'onta non arrivarci". Una battuta, certo, ma che fotografa bene il clima attorno alle convocazioni azzurre e, soprattutto, quanto sia diventato acceso il dibattito su chi debba davvero avere spazio nel nuovo corso.

E in Under 21 la situazione non è molto diversa. Baldini, per le gare di ottobre, ha confermato giocatori come Koleosho, Fini, Cherubini, Cissé, Camarda e Raimondo, aggiungendo quattro novità assolute. Insomma, l'Italia non sembra avere un problema di porte chiuse ai giovani: semmai di porte troppo affollate, un caso più raro che mai. E Cacciamani oggi si trova esattamente lì, nel punto più scomodo: è abbastanza giovane per essere considerato un prospetto, abbastanza pronto per giocare in Serie A, ma non ancora abbastanza definito nelle gerarchie da scalare una concorrenza che, soprattutto nel suo ruolo, è enorme. E allora sì, si può parlare di concorrenza. Ma forse sarebbe più corretto parlare di sovraffollamento. Perché il paradosso di Cacciamani è proprio questo: in un'Italia che cerca giovani, che li convoca, che li fa esordire e che prova a costruire il futuro, può bastare che ce ne siano troppi davanti, e non tutti meritevoli in maggior misura, perché uno che gioca in Serie A resti comunque fuori dalla porta.

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