Torna l'appuntamento con l'editoriale del direttore di Toro News: sotto i riflettori i temi caldi dell'ultima settimana granata

Novanta secondi

90 secondi: quanto bisogna migliorare? La risposta dopo il Lecce è...

Un quarto d'ora di ritardo, novanta minuti cestinati. Così si potrebbe riassumere il pomeriggio pre-sosta delle Nazionali del Torino. La prestazione contro il Lecce, che ne dica il tecnico Ignazio Abate, è stata negativa, così come era stata negativa quella di Frosinone della scorsa settimana. Bisogna essere molto onesti: il Torino senza Rolando Mandragora ha un grosso problema. Inoltre, i granata i problemi se li sono cercati contro il Lecce. La scelta di iniziare con Kulenovic anziché con Adams è stata abbastanza cervellotica, non ha premiato ed è entrata di diritto sul podio dei tre errori più grandi dei primi mesi in granata dell'allenatore ex Juve Stabia (probabilmente secondo soltanto all'incomprensibile ingresso di Aboukhlal nel punto più basso della gestione contro il Monza in Coppa Italia). Una serie di concause hanno portato il Torino a steccare una partita davvero pesante. Se vuoi garantirti un minimo di credibilità in questo campionato, non puoi prescindere dai tre punti contro il Lecce. Tra una sosta per le nazionali e l'altra sono emersi due spunti interessanti: il Torino ha fatto intravedere dopo tanti anni una parvenza di progetto tecnico e nello stesso tempo il mercato condotto in estate da Gianluca Petrachi, con risorse ridotte e con richieste non semplici da accontentare, è stato funzionale ad allestire una rosa degna di nota. Detto questo, il gap da colmare con chi compete per i palcoscenici europei era e resta molto ampio e la naturale soluzione per questo Torino, come affermato in tempi non sospetti, non può che essere il grigiore di metà classifica. Le illusioni possono esistere (le tre vittorie consecutive), però esiste anche la realtà e probabilmente il Lecce è stata un'ottima cartina tornasole di quello che potrà dire il Torino in classifica. Non è un discorso per disfare l'entusiasmo o per rimangiare i complimenti mossi ad Abate e Petrachi nelle scorse settimane; è semplicemente un discorso che scinde quello che è il valore del lavoro affrontato con quelle che sono le ambizioni del Torino. E le ambizioni granata sono sempre le solite, quelle che caratterizzano da tempo immemore la gestione Urbano Cairo: l'anonimato cronico, a maggior ragione se ti riduci, come ogni anno, a competere per un solo torneo ancor prima che inizi a suonare la musica.

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Sulla gara di Lecce (e si può tranquillamente aggiungere alla lista anche quella di Frosinone) si deve tirare una riga sopra. Si cita la riga non a caso, considerato quanto emerso intorno alle 15 di ieri quando la partita ha stentato a scattare perché sembrava essere storta la riga della porta sotto la Maratona. In realtà, il quarto d'ora di ritardo accumulato si è scoperto essere connesso a un mal funzionamento della goal line tecnology. Tuttavia, l'immagine metaforica della riga da tirare sopra la prestazione contro il Lecce resta ed è un vero peccato perché andare alla sosta con una prestazione differente avrebbe aiutato un po' tutti, in primo luogo l'entusiasmo che era stato menzionato da Abate nella conferenza stampa della vigilia. Ecco l'entusiasmo è stato il grande assente nella gara dei granata e con lui è mancato anche il trasporto emotivo. In tal senso sono stati fatti notevoli passi indietro rispetto a quanto visto, osservato e applaudito contro Monza e Como. Se fosse arrivata una vittoria su deviazione, il Torino non l'avrebbe meritata contro un Lecce accorto e ordinato. Gli dei del calcio, però, ci vedono benissimo e hanno riequilibrato la cosa con un copia incolla difficile da pensare anche per un bravo sceneggiatore.

Se la riga è da tirare sopra il Lecce, invece è da tirare sotto alla somma in colonna comprendente gli addendi stadio e progetto. O meglio sarebbe da tirare sotto l'operazione. Sì, il condizionale è proprio il tempo verbale obbligatorio in questo caso. Non c'è via d'uscita, soprattutto perché di mezzo c'è il presidente granata Cairo. Ha lasciato lo stadio senza dichiarazioni e con un sorriso amaro, sarebbe auspicabile che tornasse allo stadio con un progetto edificante per il popolo granata e più in generale per la città di Torino. Sembra che la richiesta sia troppo grande. Da aprile all'8 novembre non c'è stato un minimo passo avanti. L'ultimatum dell'Amministrazione Comunale di Torino scadrà il 31 dicembre 2026 tra 53 giorni esatti, poi si andrà a bando pubblico. Menefreghismo? Un po'. Troppi impegni? Da non escludere. Il Torino Football Club allevato da Cairo è una società familiare senza una struttura paragonabile ad altre ambiziose piazze del nostro calcio. Tutto questo si riflette in una presenza costante nelle decisioni strutturali del presidente granata, il che significa che tali decisioni devono trovare spazio nell'agenda sempre molto fitta di uno degli uomini più influenti e importanti d'Italia. Una persona che soltanto nell'ultima settimana ha dovuto presentare la nuova edizione del Giro d'Italia (secondo il noto giornalista Beppe Conti facendo anche arrabbiare e non poco il presidente della regione Piemonte Alberto Cirio) e ha dovuto gestire i rumors sul successore di Enrico Mentana alla direzione de La7. Urbano Cairo è una persona dal peso specifico enorme nel paese Italia del 2026. Il Torino Football Club è una creatura Cairo-dipendente (e non soltanto economicamente), dunque non c'è da sorprendersi se l'addizione tra stadio e progetto richieda del tempo. Intanto tiriamo la riga aspettando (sperando non in modo invano) la somma.

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