Tra silenzi e dichiarazioni: la stagione paradossale del difensore georgiano è stata priva di soddisfazioni

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Calciomercato Torino: la ricostruzione sul caso Sazonov-Getafe (VIDEO)

Il legame tra Saba Sazonov e il Torino si è spezzato da tempo, nonostante il difensore continui formalmente a far parte della rosa granata. Arrivato nell'estate del 2023, il centrale ha collezionato appena 13 presenze prima di essere ceduto in prestito all'Empoli nella stagione 2024-25. Da quel momento la sua parabola si è praticamente arrestata. Nei suoi primi mesi sotto la Mole aveva avuto l'opportunità di mettersi in mostra ma dall'esperienza empolese in avanti, invece, il contatore si è fermato definitivamente a zero a causa dell'infortunio al legamento crociato che ha influito drasticamente sulla sua carriera. Sono ormai quasi due anni che Sazonov non mette piede in campo in una gara ufficiale, pur continuando a gravitare attorno all'ambiente granata. Più volte, infatti, è stato avvistato allo stadio per seguire da vicino quelle che, almeno sulla carta, dovrebbero ancora essere le partite della sua squadra.

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Quelle dichiarazioni piuttosto forti...

Il 22 febbraio, Sazonov era presente sugli spalti del Luigi Ferraris di Genova nel giorno in cui il Torino si rese conto di avere toccato il punto più basso della propria stagione, travolto per 3-0 dalla squadra di De Rossi (con conseguente esonero di Marco Baroni). Fu proprio in quell'occasione che il suo nome tornò improvvisamente al centro della discussione. Con tanti sostenitori granata presenti ad attendere la squadra di ritorno dalla trasferta, il difensore georgiano incontrò una rappresentanza del tifo organizzato al Filadelfia, dove si presentò con il dente avvelenato e deciso a raccontare il suo punto di vista sul club.

“Qua nessuno mi vuole, Baroni nemmeno mi saluta. Farei di tutto per il Torino ma non mi vogliono”. Parole pesanti, che inevitabilmente fecero rumore e trovarono ampio eco tra i tifosi. Dichiarazioni alle quali ne seguirono altre, ancora più significative, capaci di alimentare dubbi e interrogativi sulla gestione della sua situazione: “Eravamo la miglior difesa della Serie A con Buongiorno e Rodriguez e io ero in panchina. Ora siamo l'ultima difesa e io non ci sono. Posso giocare, l'infortunio è completamente superato. Quando è arrivato Petrachi abbiamo pranzato insieme e mi ha detto chiaramente che non faccio parte della squadra”.

Mai rientrato nei piani

La vicenda Sazonov ha finito per mettere in evidenza alcuni aspetti decisamente discutibili della gestione granata. Fin dall'inizio della stagione, infatti, il difensore non ha mai fatto parte del progetto tecnico ed è stato messo subito sul bancone del mercato estivo. Valigie in mano, Sazonov era pronto ad aprire un nuovo capitolo della sua carriera al Getafe. Tuttavia, l'operazione saltò in maniera quasi surreale a causa di un problema burocratico riscontrato nell'ultimo giorno di trattative: il Torino avrebbe infatti indicato in modo errato alcuni dettagli come un presunto indirizzo email, facendo naufragare il trasferimento per la fine del tempo utile. Un errore evitabile e tutt'altro che irrilevante, soprattutto considerando ciò che è accaduto in seguito: da quel momento Sazonov è diventato poco più di una presenza invisibile, un tesserato del Torino soltanto sulla carta, un corpo estraneo confinato ai margini della vita sportiva della squadra.

Il voto: un obbligatorio S.V. perché resta sempre ai margini

Arriviamo così al giudizio finale. Una stagione impossibile da valutare sul piano tecnico, semplicemente perché Sazonov non ha mai avuto la possibilità di scendere in campo. Zero presenze, zero minuti e una storia che si è sviluppata esclusivamente lontano dal rettangolo verde. Le sue dichiarazioni pubbliche hanno inevitabilmente contribuito ad alimentare un clima già estremamente teso, aggiungendo ulteriore pressione a un ambiente che da mesi viveva tra contestazioni, delusioni e risultati negativi. Probabilmente non era ciò di cui il Torino aveva bisogno in quel momento, soprattutto con Baroni ormai destinato all'addio e una squadra che aveva già smarrito qualsiasi certezza. Per questo motivo il suo bilancio stagionale resta sospeso tra l'assenza e il caso mediatico: più fuori che dentro, in tutti i sensi.

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