Urbano Cairo e il suo silenzio al centro dell'editoriale del direttore di Toro News

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Cairo, no comment dopo Torino-Roma 0-2: il VIDEO

In una serata di "fiducia e rammarico", utilizzando le parole di Ignazio Abate, una nota positiva c'è stata: il "nessun commento" di Urbano Cairo. Manca poco più di una settimana al termine dell'estate, stagione in cui il presidente del Torino ha rilasciato pochissime dichiarazioni. Come da tradizione, però, ne è bastata una per esaltare tutta la sua boriosità. "La mia migliore stagione di sempre" era destinato a diventare una delle tanti armi a doppio taglio dell'ormai lunga esperienza da presidente dell'imprenditore milanese. Forse è prematuro sostenere che sia una dichiarazione boomerang, però le premesse non sono le migliori: quattro giornate di campionato, tre sconfitte e soprattutto l'eliminazione disastrosa, ancor prima di sentire la musica, in Coppa Italia. Ecco, considerando l'unico sostanziale intervento di Cairo sul Torino negli ultimi mesi è una gran cosa che dopo la Roma abbia deciso di non proferire parola.

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Direte voi: Cairo non ha parlato soltanto perché il Torino ha perso. Tutto vero, ma questo non cancella il giudizio. In questa fase così travagliata, meno parla Cairo, meglio è. Qualsiasi sua parola sul Torino innesca una polemica, di conseguenza è meglio non spenderne. Va detto che la polemica viene innescata perché è stato lo stesso patron granata a minare, come una goccia nella roccia, la fiducia accordatagli a suo tempo da un'intera comunità. L'ha fatto a suon di uscite a vuoto, di sparate senza senso, di frasi vacue. A tal proposito, abbiamo appena celebrato i primi 365 giorni di "le contestazioni allo stadio? Ormai è come un acufene". Ecco il rischio di avere una dichiarazione "acufene 2.0" a distanza di un anno poteva essere alto nel postpartita di Torino-Roma. E allora sia lodato il silenzio, sia lodato il "nessun commento".

Se il verbale di Cairo è stato laconico, invece ha detto molto di più il non verbale. Il passo era quello di un presidente abbastanza arrabbiato, così come la mimica facciale. L'imbronciatura poteva quasi apparire eccessiva rispetto a quanto visto in campo. La Roma ha ribadito sotto la Mole di essere una seria candidata allo scudetto (è presto? Sicuramente sì, ma i giallorossi hanno sfornato una prova davvero notevole a distanza di tre giorni dalla complessa trasferta turca di Champions League), il Torino ha dato seguito a quanto visto contro la Fiorentina confermandosi in leggera ma costante crescita. La squadra di Ignazio Abate era destinata a dover stringere i denti fino alla sosta per le nazionali perché le tempistiche con cui è stato condotto il mercato non potevano far pensare a niente di diverso. Fin qui le cose stanno più o meno ricalcando quanto era lecito attendersi (unico aspetto non contemplabile la disfatta contro il Monza in coppa) considerando i 7 titolari mancanti in rosa nel ritiro di Pinzolo e i 4 prima di Torino-Milan. Il processo di crescita richiede del tempo, a nostro giudizio ci sono le basi per poter raggiungere un buon livello qualitativo e di gioco. Per arrivare dove? Alla salvezza senza problemi, probabilmente alla valorizzazione di alcuni giovani prospetti, magari in zona decimo posto. Dunque, in questo quadro (non del tutto negativo sia chiaro ma neppure esaltante e da far sobbalzare dal seggiolino o dal divano) meglio il silenzio presidenziale. Ogni parola sarebbe e sarebbe stata nociva.

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