"Serve un cambio radicale di Cairo". Il noto giornalista ex Mediaset traccia un bilancio e porta un'analisi sul mondo granata
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Il vero problema del Toro
L'altro giorno D'Aversa ha espresso la propria delusione per la poca chiarezza estiva del Torino. Sarebbe andato avanti con lui? "Sono costretto a fare una considerazione. Non ricordo dai tempi di De Biasi in poi un allenatore che è andato via dal Torino e ha parlato bene della società. Quando ciò avviene con continuità, allora due domande bisogna farsele. Mi sembra ci sia qualche problema e il problema non è legato all'allenatore di turno. Quando viene scelto un allenatore, la scelta la fanno i dirigenti. D'Aversa non è stato chiamato da me o da lei, è stato chiamato dal Torino F.C. e dai suoi dirigenti. Se tutti gli anni l'allenatore viene cambiato, è lampante che il problema non risiede nel tecnico. Bisogna dirlo perché altrimenti giriamo sempre intorno al problema vero e proprio. Mi dispiace essere così critico nei confronti del Toro, ma non posso esimermi dalla critica. Il Toro mi sta nel cuore perché ha rappresentato tantissimo per lo sport italiano. Mio padre era juventino ma quando sentiva nominare il Grande Torino aveva due occhi che si illuminavano. Il Torino di oggi è entrato in una spirale, sembra di essere nel film «Il giorno della marmotta»".
In che senso? "Ogni anno si ripetono le stesse dinamiche. Ogni anno si prende un allenatore, dopo cinque partite ci si inizia a lamentare del suo operato, dopodiché viene esonerato e si riparte con un altro. A tutto questo si aggiungono le solite voci. Dal 2005 a oggi quante volte abbiamo sentito il disco rotto della volontà di Cairo di comprare lo stadio? Sarebbe anche ora di definire un progetto Toro più a 360°. Una volta sapevi che il Torino aveva uno dei migliori allenatori dei giovani in Italia e aveva uno dei settori giovanili più forniti d'Italia. Oggi mi sembra che il Torino sia diventato un parcheggio per giocatori emergenti. Viene utilizzato per valorizzare giovani giocatori per poi capitalizzare il massimo. Non credo ci siano le basi per costruire una squadra forte. Spero, ad esempio, che Cacciamani non venga venduto alla prima occasione utile. Aggiungo: oggi nel Torino che gioca in Serie A ci sono in media 3 titolari italiani, 8 sono stranieri. I granata avevano davvero bisogno di un portiere brasiliano? I direttori sportivi italiani davvero non si erano accorti che stava crescendo un giovane interessante come Palmisani? Detto questo, credo che Cairo, persona di mondo, dovrebbe valutare meglio quanto avvenuto nei 21 anni della sua gestione e dovrebbe apportare un cambiamento radicale".
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