Cacciamani in panchina indica un cambio di prospettiva? Il Toro può tenere il palleggio contro le big? Le impressioni date da Abate contro la Roma

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Cairo furioso? Il no comment dopo la sconfitta con la Roma (VIDEO)

Silenzio. Il paradosso è che questo silenzio in casa Torino ha fatto rumore, eccome. A seguito della sconfitta per 0-2 rimediata tra le mura amiche dal Torino contro la Roma, il patron granata Urbano Cairo ha abbandonato lo stadio Olimpico Grande Torino non rilasciando dichiarazioni ai giornalisti presenti all'uscita. Una reazione non definita e sicuramente interpretabile, ma che non fa presagire granché di buono. Nelle settimane scorse, si è parlato di come un progetto stabile e una crescita congiunta necessitino tempo, sforzi e pazienza. E la linea è importante che resti tale, sebbene le reazioni a caldo possano portare a riflettere sulle situazioni. L'avventura di Ignazio Abate sotto l'ombra della Mole è iniziata circa 2 mesi fa. E ieri sera è arrivata la terza sconfitta su 4 partite di campionato, la quarta su sei, estendendo il discorso alla Coppa Italia. Già e proprio ripensando a questa competizione torna alla mente la più brutta prestazione offerta fino adesso dal Torino sotto la guida dell'ex Juve Stabia. C'è da dire che la gara contro una delle capoliste non è certo una delle sfide più indicate per dare giudizi sull'operato del tecnico granata. E il Toro, soprattutto nel secondo tempo, ha messo in mostra un atteggiamento e una caparbietà positivi alla ricerca di un pareggio contro chi, allo stato attuale delle cose, è superiore sulla carta. Dalle indicazioni emerse dalle scelte iniziali, dai cambi e dalle dichiarazioni post partita si può tracciare un quadro della gara dell'ex Juve Stabia.

Torino FC v AS Roma - Serie A 2026/27

Cacciamani escluso dai titolari e Ilkhan buttato nella mischia: Abate rimescola le carte e rivede le sue certezze?

Una scelta che ha stupito e fatto rumore è stata l'assenza di Alessio Cacciamani dall'undici titolare. L'esterno di Jesi fino adesso era stato un'inamovibile della corsia mancina e sempre una prima scelta nella testa dell'allenatore campano. Ma ieri il nativo di Sant'Agata de'Goti gli ha preferito Fortini da quel lato, inserendo Belghali sull'out di destra. Ma non è da sottovalutare neanche l'ingresso a gara in corso di Ilkhan, che ha rilevato un'altra certezza fin qui dell'organico di Abate, ovvero Kian Fitz-Jim. Il gioiellino turco aveva trovato poco spazio finora e ieri a sorpresa, è stato chiamato a sostituire l'olandese in un momento delicato della partita. Che sia un cambio di prospettiva e segno da parte del tecnico di essere in grado di modificare e modellare le proprie idee e decisioni in base al contesto e al match? E' ancora presto per dirlo, ma sicuramente queste due scelte hanno mostrato la capacità dell'ex Milan di rivalutare le mosse del passato. Probabilmente è stato scelto l'ex Viola al suo posto per i limiti mostrati dal classe 2007 in fase difensiva nelle ultime uscite e per garantire più equilibrio sulle fasce. Però ciò che è certo è che dalle scelte iniziali sono arrivate delle sorprese.

Un Zapata croce e un Braganca delizia: l'impatto dei cambi

Degli ingressi sul rettangolo verde a gara in corso se ne distinguono due. Da una parte c'è chi era chiamato, nonostante i pochi minuti a disposizione, a cercare di dare una sferzata al match e alla fase offensiva granata, dall'altra c'era un nuovo arrivo incaricato di portar nuova linfa e qualità alla manovra del Torino. Duvan Zapata, subentrato all'83', ha fatto fatica ad incidere in un reparto avanzato che ha confermato le difficoltà di inizio stagione. La doppia punta stavolta non ha funzionato e ha pesato indubbiamente anche l'assenza di Ché Adams. Ma c'è anche una nota molto lieta tra le sostituzioni: Daniel Braganca è entrato con voglia e mostrando subito ottima tecnica e personalità. Il portoghese ha mandato splendidamente in porta Simeone, ha preso falli e ha velocizzato una manovra troppo statica e poco celere, dimostrando che, non appena avrà ripreso la totale condizione, dovrà diventare una pedina fissa della mediana di Abate.

A Bologna scatta l'ora della verità per Abate: l'assenza dei totem tecnici e caratteriali e gli errori dei singoli non devono essere un'alibi

A dirla tutta l'ex allenatore della Ternana si è affidato anche alla continuità. Modulo confermato: il 3-5-2 con parvenze di 3-5-1-1, con Vlasic schierato a supporto della punta. Ma anche il trio schierato nella retroguardia e nel centrocampo di marca granata è rimasto lo stesso. E la volontà di proporre il proprio gioco indipendentemente dall'avversario idem. E mentre ci si interroga se non è il caso di affidarsi più alle ripartenze che al giocarsela senza timori reverenziali e a viso aperto e si considera l'assenza di un giocatore in forma come Adams, non si possono non notare due dinamiche che hanno inciso sull'andamento del match di ieri. In primo luogo, la più evidente e non per una questione di puntare il dito sul singolo: l'errore di Lucas Perri sul rinvio che ha portato i giallorossi a trovare la via del gol e a sbloccare un match che fino a quel momento non erano riusciti a portare dalla loro parte. E in secondo luogo, l'assenza, non fisica, ma prestazionale, di due giocatori simbolo del Toro della passata stagione: Nikola Vlasic e Giovanni Simeone. Che non si attesta solo all'ultima partita ma anche all'inizio della stagione.

E' chiaro come ora l'obiettivo sia cercare di ritrovare due dei volti più rappresentativi dei granata. Ma al contempo c'è un altro aspetto da non trascurare: il momento delle alibi è finito. E Abate non li ha mai cercati. Però ora più che mai è importante ritrovare la vittoria e dimostrare che l'atteggiamento della seconda frazione, per il quale il tecnico ha dichiarato "Questo secondo tempo mi lascia veramente ben sperare", non sia stato solo un fuoco di paglia. Il Dall'Ara e il Bologna che attendono l'arrivo del Toro questo sabato assumono i contorni di una partita molto molto importante per tracciare un primo bilancio dell'operato dell'allenatore campano. E l'ex Milan dovrà tentare di trasformare ciò che ora è silenzio e dubbi in applausi e certezze.

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