#IoRestoACasa con Toro News – Marco Ligabue: “Il Toro è come la vita e quei racconti di Pulici…”

Esclusiva TN / Il cantautore e tifoso granata Marco Ligabue ospite del nostro Nicolò Muggianu nell’ultima puntata del nuovo format di Toro News

di Nicolò Muggianu

Si conclude dopo quindici puntate #IoRestoACasa con Toro News, il format pensato da Toro News per intrattenere e informare i suoi lettori nei mesi di quarantena che si sono appena conclusi. Ogni settimana abbiamo intervistato per voi nuovi ospiti, nuovi personaggi, ognuno con la propria storia da raccontare. Non solo calcio tra i temi che abbiamo trattato in questi due mesi, ma anche gli hobby, gli interessi e le passioni dei protagonisti; che vi hanno aiutato a conoscere meglio tutti i personaggi legati al Torino FC che sono stati con noi.

Ospite esclusivo del nostro Nicolò Muggianu nella quindicesima e ultima puntata di #IoRestoACasa con Toro NewsMarco Ligabue: musicista e cantautore italiano, nonché grande tifoso granata.

Ciao Marco, come stai?

“Sono qui a Correggio e ci sono i primi segnali di normalità, si ritorna tutti a lavoro, riaprono bar e ristoranti”.

Innanzitutto auguri per i 50 anni che hai compiuto sabato.

“Un bel traguardo. Devo dire che era un compleanno che sentivo particolarmente. Lo aspettavo da mesi perché mi è venuto proprio da specchiarmi e vedere tutto quello che ho combinato. Me lo sono comunque goduto da casa. Sono riuscito a fare una bella festa a distanza. Sembro giovane perché ho il rock’n’roll nel sangue (ride ndr)”.

Come hai passato la quarantena? In più tu hai fatto uscire il tuo nuovo singolo “Dentro” durante il lockdown.

“Io vivo qui a Correggio e vivo da solo. La quarantena l’ho passata tranquillamente, ascoltando le notizie sulle novità. Ho suonato tantissimo. Ho sempre avuto la chitarra al mio fianco, ho suonato tanto, scritto nuove canzoni. Poi ho suonato anche in qualche diretta tenendo compagnia a chi mi segue e un po’ ci parlavo anche a cena con la chitarra, visto che ero da solo. Le difficoltà riguardano le incertezze del lavoro e io, essendo un genitore separato e visto che mia figlia vive in Sardegna, è stata dura perché a parte sentirci con il telefono ancora non ci sono voli per raggiungerla. Per questo è nata “Dentro”. La canzone è dedicata a lei ed è la prima volta che lo faccio, perché è la persona più importante della mia vita ed è molto difficile. In realtà c’è stato un giorno che, durante una videochiamata mia figlia mi ha fatto un elenco di cose che avremmo fatto finita la quarantena e appena ho messo giù la chiamata mi sono emozionato ed è nata questa canzone. L’ho mandata al mio produttore artistico Corrado, lui ha arrangiato il brano, io mi sono costruito un videoclip da casa e così dopo pochi giorni ho fatto questa sorpresa a mia figlia. È stato molto bello, perché lei aveva gli occhi lucidi. La cosa bella è stata che molte persone hanno apprezzato, forse perché tutti noi in questa quarantena abbiamo scavato dentro di noi”.

Hai altri progetti futuri?

“Volevo fare una grande festa in piazza a Correggio con lambrusco, gnocco fritto e un concerto per il mio compleanno, insomma l’accoglienza emiliana ai miei amici italiani invitandoli tutti. Non c’è stata la possibilità. In quell’occasione avrei lanciato il mio album con le mie canzoni migliori dei miei trent’anni di carriera. Ora sono cantautore, ma prima facevo parte di una band. Stavo raccogliendo tutto e scrivendo qualche inedito. Ora ho rimandato tutto, perché non poterlo suonare dal vivo non avrebbe senso. Quando tornerà la normalità, farò uscire questa raccolta”.

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Parliamo di calcio, invece. Tu sei di Correggio ma tifi Toro. Com’è nata la tua passione?

“A Correggio (paese con circa 25 mila abitanti ndr) secondo me una trentina di tifosi del Toro ci sono. È nato tutto nel ’76 quando facevo la prima elementare il Toro vinse il primo campionato. A scuola i più grandi raccontavano del Toro, di questa squadra che aveva vinto il campionato. Sentivo i racconti su Pulici, Graziani e Claudio Sala. Da lì rimasi incantato da quei racconti. Quando scegli una squadra poi rimane quella, a prescindere dalle vittorie, visto che da allora di gioie ce ne sono state poche. È una squadra in cui mi rivedo tantissimo. Il Toro per me è come la vita: tenacia, voglia di lottare, far squadra, poche soddisfazioni e voglia di non mollare mai. C’è molto romanticismo se pensiamo anche al Grande Torino”.

Hai qualche ricordo dell’anno dello scudetto?

“Di quell’anno lì ho pochissimo ricordi. Però ricordo che negli anni ’90 ho fatto due partite di beneficenza, la squadra si chiamava Dinamo Rock e raccoglieva una serie di cantanti più scapestrati, c’eravamo io, mio fratello e Piero Pelù. Abbiamo fatto queste partite contro le vecchie glorie granata ed ebbi modo di conoscere Claudio Sala e Pulici. All’epoca una delle cose che più mi è rimasta impressa è che Pulici mi aveva raccontato che si faceva fare la maglietta da una sarto molto attillata, perché diceva: “Adesso voglio vedere come fanno i difensori della Juve a tenermi dalla maglietta” (ride ndr). Partendo da quel racconto lì, mi ha colpito per gli espedienti che avevano i calciatori. Ho immaginato il legame che c’era tra loro e i tifosi, glielo leggevo negli occhi”.

La squadra a cui sei più legato, perché corrisponde alla tua maturità, quindi è quella degli anni Novanta?

“Sì io sono molto legato alla sedia di Mondonico. Poi al derby con l’autogol di Fortunato. Ero riuscito a vedere la semifinale contro il Real Madrid. Con la musica si è sempre in giro e non sempre è facile arrivare allo stadio, ma qualche partita sono riuscito comunque a vederla. Ovviamente i ricordi più nitidi sono quelli. Ripenso ad Aguilera o a Martin Vazquez, insomma ogni tanto sono passati dei fior fiore di giocatori”.

Tra te che sei del Toro e tuo fratello che tifa Inter, sentite un po’ di rivalità calcistica?

“In realtà no. Inter e Torino non hanno grande rivalità, quella c’è più con la Juve o con il Milan. Insomma non ci scanniamo quando c’è Inter-Toro”.

Maggio è anche stato il mese di Superga. Qualche anno fai eri salito alla Basilica con tuo fratello Luciano. Cosa rappresenta per te Superga visto che non ci puoi andare spesso?

“Io sono andato la prima volta da piccolissimo. Qualche anno fa, al seguito di un tour di Luciano, tra una data e l’altra, andammo dopo pranzo a fare un giro a Superga, prima che riprendessero le prove. È stato molto bello, anche perché avevo un’età per capire meglio. È emozionante perché vivi un pezzo di storia del calcio e del nostro paese. È una storia che ha dell’incredibile, perché pensare che la squadra più forte del mondo per fare piacere a un amico disse di sì di partecipare a una partita di beneficenza in Portogallo. Poi tornando, quella nebbia maledetta e l’altimetro che gli fece fare questo incidente facendo morire i migliori giocatori del mondo. Questa storia ti fa fare tante domande. Una storia incredibile, ma che a livello emotivo sia per un tifoso del Toro che per un appassionato abituato al calcio di adesso, ti fa toccare con mano tutto il romanticismo del calcio”.

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Porterai tua figlia a Superga?

“Mia figlia è da qualche anno che mi chiede di andare a Torino per vedere il Mueso Egizio, che le interessa tantissimo. Quindi mi sa che tra un po’ le farò vedere il Mueso e poi senza avvertirla, perché non le piace molto il calcio, la porterò a Superga e le racconterò la storia del Grande Torino”.

Hai mai pensato di scrivere una canzone per il Toro?

“Scrivere gli inni è molto difficile. Alcuni sono particolarmente riusciti e altri sono banali, quasi retorici. Non è una cosa facile. Un giorno ero a Torino e ne avevo parlato in radio e così ci feci un pensierino, poi dopo la cosa è sfumata anche perché non saprei a chi chiedere. Nella Nazionale cantanti ci sono Boosta dei Subsonica, Tommaso dei Perturbazione e Oskar degli Statuto, tutti tifosi del Toro. E avevamo detto che se insieme ci veniva un’idea di pezzo avremmo potuto fare l’inno del Toro”.

Farai mai invece un pezzo con tuo fratello?

“Non lo so. A parte che dobbiamo essere in due a farla. Noi abbiamo un rapporto splendido, ma penso che soprattutto un duetto va fatto quando c’è qualcosa di importante da raccontare. Un duetto non si fa a tavolino, altrimenti risulta asettico”.

Passiamo a un gioco che abbiamo fatto anche con i tuoi colleghi musicisti, si chiama “hai mai”Hai mai visto una partita del Toro in curva, se sì, quando è stata l’ultima volta? – “Sì, l’ho vista. L’ultima è stato un derby negli anni Novanta, mi sembra fosse il ’91”.

Hai mai perso la voce per il Toro? – “No, mai”.

Hai mai avuto un concerto in concomitanza con una partita del Toro? – “Un concerto mi è capitato, perché d’inverno si suona soprattutto di venerdì, sabato e domenica. La scorsa stagione avevo un paio di concerti in provincia di Cuneo e Torino e riuscì ad andare improvvisando allo stadio a vedere una partita”.

Hai mai litigato con un amico per una partita del Toro? – “Gli juventini quando ci sono i derby ti fanno venire voglia di litigare. Io non sono litigioso e quindi mi fermo prima apposta. A volte negli ultimi anni avremmo meritato di più nei derby, ma anche a colpa degli arbitri non ce l’abbiamo fatta”.

Hai seguito il Toro quest’anno? Che impressione ti ha fatto?

“Il Toro quest’anno per me è un punto interrogativo. Sono riuscito a vedere una partita a Parma, che abbiamo perso 3-2, ma almeno è stata divertentissima. Quella partita lì è l’emblema del Toro. È una squadra che può vincere con chiunque, vedi a Roma, ma perdere con tutti, vedi la sconfitta in casa con il Lecce. È una cosa incomprensibile. Abbiamo una squadra fortissima, con Sirigu e Belotti. Sirigu è probabilmente il miglior portiere italiano, se la gioca con Donnarumma, Belotti se la gioca con Immobile. Però è una squadra che forse mentalmente va in tilt. Va a Brescia e vince 4-0 come se fosse contro le giovanili e nelle altre sembra irriconoscibile. Per me è un oggetto misterioso”.

Passiamo a un secondo gioco. A seconda della categoria ci dici con chi prenderesti una birra. Personaggio storico – “Direi con Bukowski”. 

Musicista di oggi – “Con Willie Peyote volentieri, mi piace molto come scrive, mi sembra un grande talento. Sarei curioso di passare con lui una serata”.

Giocatore del Torino di oggi – “Difficile sceglierne solo uno. Direi con Belotti perché è un simbolo della nostra rinascita. Un altro che serie curioso di conoscere è Rincon, è un tipo grintoso, sarebbe interessante prendere una birra con lui”.

Giocatore del Torino di tutti i tempi – “Con Pulici, io mi sono innamorato di lui quando l’ho conosciuto, visto che lì eravamo in mezzo a tante persone e vorrei conoscerlo più approfonditamente. I suoi racconti mi avevano incantato”.

Allenatore di tutti i tempi del Torino – “Io dico Mondonico, perché quella sedia ad Amsterdam va raccontata davanti a una birra”.

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