Decameron granata – L’idolo d’infanzia: “Bianchi è rimasto nei momenti più difficili”

L’iniziativa / La diciassettesima puntata della nostra raccolta di novelle tra i lettori

di Marco De Rito, @marcoderito

Cosa narra il Decameron? Narra di un gruppo di giovani che per dieci giorni si trattengono fuori da Firenze per sfuggire alla peste nera che in quel periodo imperversava nella città, e che a turno si raccontano delle novelle di varie tematiche. Sull’idea di Giovanni Boccaccio vorremmo strutturare qualcosa di simile insieme a voi. Il Decreto #iorestoacasa ci costringerà giustamente a rimanere nelle nostre abitazioni fino al 3 aprile. E allora perché non sforzarci con la memoria e provare a ricostruire alcuni nostri frammenti di vita rigorosamente granata. Momenti che giacciono nella nostra testa, ma potrebbero tenere compagnia e regalare emozioni ad altri “colleghi di fede”. Come Toro News, vorremmo creare un casolare virtuale granata, sull’esempio di Boccaccio, così come le storie che vorremmo che voi condivideste con noi e con tutti gli altri “fratelli” del Torino. Un modo per tenerci impegnati e per liberarci per qualche momento dei cattivi pensieri. Continuiamo dunque con la diciassettesima giornata di novelle.

PRIMA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “Al Fila nel ’59, Toro in B ma che bolgia…”

SECONDA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio:  La prima volta allo stadio: “Quelle emozioni degli anni 70-80”

TERZA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “La ripresa negli anni ‘ 60 “

QUARTA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “L’inizio della sofferenza”

QUINTA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “Il colore granata, il più bello del mondo “

SESTA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “Da quel giorno non ci fu storia, diventai del Toro “

SETTIMA PUNTATA – Decameron granata – La prima volta allo stadio: “Mi sentii parte viva della storia della mia squadra “

OTTAVA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “Quel giorno capii cosa significa essere del Toro”

NONA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “Si giocava in 12, c’era Meroni”

DECIMA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “27 marzo 1983, sembrava di essere in orbita”

UNDICESIMA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “Ricordo il ruggito della Maratona e l’urlo di tutti i tifosi”

DODICESIMA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “Non vedo l’ora di tornare a gioire”

TREDICESIMA PUNTATA – Decameron granata – Derby indimenticabili: “Quel rosso a Glik…”

QUATTORDICESIMA PUNTATADecameron granata – L’idolo d’infanzia: “Provavo a imitare Pulici nelle rovesciate”

QUINDICESIMA PUNTATA – Decameron granata – L’idolo d’infanzia: “La figurina a colori se ne sta in una pagina aperta per caso”

SEDICESIMA PUNTATA –  Decameron granata – L’idolo d’infanzia: “Si chiamava Giorgio, veniva da Trieste ed era il mio supereroe”

MANDA LA TUA NOVELLA GRANATA A redazione@toronews. net

Decameron granata: raccontateci il vostro idolo dell’infanzia

Nell’estate del 2008 arriva a Torino l’ex Manchester City e Lazio, Rolando Bianchi. Quando arriva al Toro avevo solo 7 anni ma ero già grande appassionato di calcio e soprattutto del Toro, infatti arriva nella prima stagione di cui ancora adesso mi ricordo perfettamente, anche se non sicuramente una delle migliori.

Mi ricordo ancora di aver visto dalla curva Primavera il suo primo gol, proprio il giorno del suo debutto, in quel Torino-Lecce che un po’ ci illuse di poter fare una grande stagione. Un tap-in facile facile che fissò la partita sul 3-0 e lo fece proprio davanti ai miei occhi. Da subito ho visto in lui un idolo, non un semplice centravanti, ma uno di quelli che mette il cuore e la grinta su ogni pallone.

È rimasto nonostante la retrocessione in Serie B, sancita da quella tremenda partita all’Olimpico contro il Genoa finita 3-2 in cui Rolly segnò un gol bellissimo di pallonetto.

L’anno dopo in cadetteria diventa capitano e finisce la stagione con 24 gol, nonostante la sconfitta nella finale playoff con il Brescia e quindi un’altra stagione non nella massima serie.

È rimasto sempre nei momenti più difficili per il Toro e ha rappresentato il simbolo di un Toro che non molla mai, fino alla promozione in Serie A con Ventura. Finalmente dopo tre anni nella serie inferiore il ritorno in A. Mi ricordo ancora il gol contro l’Atalanta a Bergamo con cui raggiunse quota 70 gol con la maglia granata raggiungendo Loik nella classifica all-time, esultando con il gesto 7.

E infine l’ultimo ricordo a fine stagione della sua ultima partita contro il Catania, dove entra e segna il suo ultimo gol con la nostra maglia e poi il giro di campo, dove ammetto qualche lacrima scese. Era l’eroe granata della mia infanzia che se ne andava, quello che con ogni esultanza trasmetteva grinta! Grazie di tutto Rolando, Torino ti amerà sempre.

Tommaso


Estate 2011, in arrivo tra gli innesti Granata un gigante Polacco già conosciuto dai più appassionati di calcio Italiano per ciò che in passato aveva fatto in cadetteria tra le fila del Bari.

Se stai leggendo questa storia molto probabilmente avrai già capito di chi sto parlando, ma in caso contrario il nome del gigante in questione è Kamil Glik.

Che emozione le sue poderose chiusure difensive da ultimo uomo, i suoi diverbi con gli avversari e i suoi interventi a volte al limite… Ma noi Granata sappiamo che tutto ciò avveniva perché lui si che sa cosa vuol dire indossare quei colori, un mix di emozioni: grinta, rivalsa, determinazione ma soprattutto passione.

Quella passione è il motivo per cui sei rimasto nel cuore di tutti noi veri tifosi Granata, ne approfitto dunque per ringraziarti Kamil, grazie per aver onorato la nostra seconda pelle, per aver difeso i nostri colori e perché hai sempre dato il 100% in campo.

Ah dimenticavo!! Per coloro che amano la statistica, nelle 171 partite da calciatore del Toro e difensore centrale ha siglato 13 reti, rendendo il suo poderoso stacco aereo una delle doti più temute dai difensori avversari, fino agli emozionanti saluti del 2016.

P.S. spero che quei saluti siano in realtà un arrivederci, ma in ogni caso grazie di tutto “gigante buono”!!
VITTORIO

Renzo lo studente circumnavigava il tavolo a passi cadenzati (chè quello era il suo sistema, faticoso, di apprendimento), tentando di trovare nella propria mente altro spazio per le ultime nozioni mediche. Era, quella, la stanza buona del trilocale, trasformata per necessità in luogo di studio e di riposo grazie all’aggiunta scarsamente sintonica, nell’angolo accanto alla porta, del letto ribaltabile e di una piccola scrivania davanti alla finestra.

Sotto di essa il traffico di corso Peschiera proseguiva ininterrotto, ignaro dell’imminente, pesantissimo esame di anatomia patologica, in programma di lì a sette giorni.

Un rumore familiare interruppe il meccanismo mnemonico; papà stava indossando giacca e cappotto, da sempre una cosa unica per lui, sfilati all’unisono, manica dentro manica, ed allo stesso modo calzati, tra i rimproveri della mamma preoccupata, giustamente, della maggior usura di quegli indumenti unici nel guardaroba dell’epoca.

Renzo si stupì; le venti era ora insolita per l’uscita verso il biliardo serale, e il vigile urbano Giovanni, sempre in giro per la città sulla sua moto di servizio, non era tipo da passeggiata del dopocena.
“Vado a vedere la gi**e !! sentì il bisogno di subito giustificarsi.

La gi**e, l’odiata gobba, la spocchiosa squadra degli Agnelli e delle discussione infinite, giù alla pompa di benzina sotto casa, con gli amici della fontanella (“turet”, a Torino, con l’acqua quella buona “direttamente dal Pian della Mussa”) !, la “madama” quella sera contro il Borussia, squadra dei Netzer dei Vogts e degli Einkens, dominatrice in Europa da qualche anno. 

Sconcerto e preoccupazione sul volto del figlio, immediato e un po’ gratuito il chiarimento del padre: “ ….s’ti tedeschi, s’ti bastard! Due anni di campo di concentramento, solo rape nello stomaco, e dissenteria, e paura e freddo, e le pelli di patata rubate alla discarica dietro la baracca e arrostite contro la stufa, quaranta chili pesavo….”.

Tutte cose che Renzo sapeva, le uniche narrate al proposito dal genitore, omettendo altri particolari, solo intuiti da qualche discorso con suoi coetanei, dopo il caffè in cucina. Racconti rapidi, quasi dolorosi di guerra in Albania e Grecia, del rispetto e della solidarietà che possono meritarsi anche gli invasori, talvolta, e della prigionia, e di una signora polacca che lo aiutò, per pietà o per amore…chissà.
E così il civich scese le scale, con passo ancora agile, e lo studente riprese il proprio faticoso itinerario circolare intorno al tavolone, perché c’era da finire la cirrosi epatica, prima di regalare una pausa alla mente ed alle gambe….

Ore 23. Il cigolio del portoncino del piccolo condominio d’angolo, otto famiglie come se fossero una, poi lo scalpiccio ed i ritmici, inesorabili colpi secchi di tosse, da fumatore di quelli che accendono la sigaretta con le ceneri del mozzicone di quella prima.
Il ragazzo si affacciò, in attesa che la chioma brizzolata del genitore facesse la sua apparizione, due rampe più sotto.   Eccolo, pareva stanco, o forse solo rilassato. Alzò lo sguardo dal basso e si arrestò, quasi in attesa di una frase, o una domanda.

Poi, lentamente, lui che aveva nella bontà e nell’educazione la sua caratteristica dominante (a parte qualche colorita bestemmia in pochi momenti drammatici, ma in sordina, quasi chiedendone subito scusa), sollevò il braccio sinistro davanti a sé, compì con il destro un lento movimento circolare, ed appoggiò con convinzione la mano sull’altro gomito: “Tiè….la gobba, due a due….nel culo !”
Poi abbassando la voce: “BA-STAR-DI…!!, scandendo le sillabe, come in una sentenza.

Da alcuni anni, papà Giovanni, il civich, riposa tra le sue vigne, nel piccolo cimitero di Montaldo Scarampi. Se n’è andato alla vigilia della finale di coppa Uefa contro l’Ajax, giusto per patire un po’ di più (o forse un po’ meno, chissà), da vero tifoso del Toro.   E lo penso sereno, perché accanto a sé, a portata della mano, affinchè la possa ancora impugnare, ha la stecca da biliardo, quella divisibile, da gara, ed a sinistra, dalla parte del cuore, il suo fazzoletto scarlatto, con gli scudetti e il Torello giallo, che lo aiutino a rimanere uno di noi, per sempre.

Renzo Caracciolo


Continuate a mandarci le vostre novelle sulla mail redazionale (redazione@toronews.net) e, ricordatevi, l’argomento della prima settimana riguarda la vostra prima volta allo stadio. Non dimenticate di firmare l’email e soprattutto continuate a farci sognare e svagare in questo momento complicato per l’intero paese

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